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Wednesday, 31 October 07, 05:16 AM

Non avendo alle spalle una famiglia di calciofili ho trascorso i primi anni della mia vita senza pallone, mio padre era ed è un velista mentre mia madre è pseudo interista ma non conosce un solo giocatore della seconda squadra di Milano. E’ grazie ad un mio amichetto vicino di casa che scopro le bellezze del calcio e del Milan. Non che il Milan di quei tempi fosse gran che, (erano i tempi di Hateley e Wilkins) però mi piacevano i colori e lo stemma….da bambini ci si invaghiva con poco.

Ma un’estate del 1987 accadde una cosa che avrebbe trasformato una simpatia in un amore.

Il cigno di Utrecht, senza dubbio il più grande giocatore che abbia mai visto giocare con la maglia rossonera:

il cigno di Utrecht....

Marcel Van Basten il 31 ottobre 1964 a Utrecht, Paesi Bassi. Tra il 1970 e il 1981 cresce calcisticamente nelle squadre olandesi di Edo, UVV e Elinkwijk.
L'AFC Ajax è la prima grande squadra in cui Van Basten mette a disposizione il proprio talento. Esordisce a soli 17 anni nel campionato 1981-1982. Il suo esordio sembra un simbolico passaggio di testimone: parte dalla panchina ed entra per sostituire Johan Cruyff, campionissimo dell'Ajax e simbolo della grande Olanda calcistica degli anni '70.
E' proprio Cruyff ad indicare Marco Van Basten come suo naturale sostituto: Van Basten si presenta al suo debutto nel migliore dei modi, con un gol.

Nel campionato 1982-1983 gioca con regolarità totalizzando 9 reti su 20 presenze. La stagione seguente a soli 19 anni, impressiona: 26 presenze e 28 gol.


Le tre stagioni successive saranno indimenticabili. Nel 1985-1986 diventa scarpa d'oro. Nel 1986-1987 l'Ajax partecipa alla Coppa delle Coppe e vince in finale grazie ad un gol di testa di Van Basten, che poi conquisterà anche il premio "Bravo 1987" come miglior giocatore delle coppe europee.
In questi anni totalizza 133 presenze e 128 gol, è Miglior Marcatore nella Maggiore Divisione Olandese 4 volte consecutive (dal 1984 al 1987), vince 3 volte il Campionato di Prima Divisione d'Olanda (1982, 1983, 1985) e
3 Coppe d'Olanda (1983, 1986, 1987).
E' il 1987 quando Van Basten, già notato da diverse squadre europee, viene acquistato dal Milan che lo soffia all'ultimo momento alla Fiorentina.

188 centimetri per 80 chilogrammi, noto per la sua classe e la sua eleganza con cui, rapidissimo, sembra danzare nell'area avversaria, nel 1987 approda a Milano per indossare la maglia rossonera, che gli regalerà tante soddisfazioni. Sono gli anni in cui il presidente Silvio Berlusconi, grazie al prezioso lavoro del tecnico Arrigo Sacchi e all'apporto di numerosi talenti (tra cui i connazionali Gullit e Rijkaard) porta l'undici milanese sul tetto d'Europa e del mondo.

Con la maglia rossonera, si presenta subito al suo nuovo pubblico, segnando un gran gol alla prima uscita in Coppa Italia contro il Bari. Segue il debutto in campionato a Pisa, anch'esso bagnato da un gol, ma i guai fisici tornano e arriva anche il primo stop: l'altra caviglia di Marco inizia a dar problemi dopo il match di Coppa UEFA con Espanyol. Si fa così nuovamente operare e il Milan lo perde per 6 mesi. Quando torna in campo, trova la sua squadra lanciata alla rincorsa del Napoli, in tempo per segnare i gol decisivi contro l'Empoli a San Siro e contro la squadra di Maradona, nell'importantissima gara giocata e vinta al San Paolo, che praticamente consegna lo scudetto alla squadra di Sacchi.

La stagione 1988/89 segna, oltre al ritorno dei rossoneri in Coppa Campioni dopo 9 anni, l'esplosione del campione olandese con la maglia rossonera. Marco, bersagliato nella sua prima stagione dagli infortuni, esplode con 32 gol ufficiali: 19 in campionato e 9 in altrettante gare in Coppa Campioni, che ne fanno il grande protagonista della cavalcata del Milan verso la coppa e lo portano a vincere il Pallone d'oro '88. Tra i momenti da incorniciare in Europa, il poker nei sedicesimi di finale contro il Vitocha Sofia, il gol decisivo nella drammatica sfida di Belgrado contro la Stella Rossa, lo splendido colpo di testa "a volo d'angelo" su cross di Tassotti contro il Real Madrid[2], una vera perla d'autore replicata da un altro gran gol nel 5-0 del return match del Meazza e la doppietta nella finale contro la Steaua Bucarest. A novembre, un suo gol al Barcellona contribuisce alla conquista della Supercoppa Europea. A dicembre, subito dopo la conquista della Coppa Intercontinentale, van Basten stravince il secondo Pallone d'oro consecutivo, affiancando nell'albo d'oro del trofeo campioni storici del calibro di Franz Beckenbauer e Kevin Keegan.

All'inizio della successiva stagione, van Basten viene di nuovo operato, stavolta al menisco: rientrerà oltre 2 mesi dopo. In campionato, vinto al fotofinish dal Napoli proprio ai danni del Milan, Marco realizza ancora 19 reti che stavolta gli valgono il primo titolo di capocannoniere in Italia. È però ancora in Europa che Marco e il Milan dominano. Dopo un cammino non agevole ma vincente, la squadra di Sacchi raggiunge una nuova finale grazie anche alle reti, tutte decisive, del suo centravanti (contro Real Madrid, Mechelen e Bayern Monaco). È il 23 maggio quando i rossoneri incontrano il Benfica al Prater di Vienna per l'atto conclusivo della Coppa Campioni. Le squadre stanche si studiano e non rischiano, c'è bisogno di un colpo di genio, di un numero imprevedibile che sconvolga i tatticismi dei due tecnici, Sacchi ed Eriksson. Non può che essere Marco a compierlo, con un'apertura illuminante di prima intenzione a liberare Frank Rijkaard verso il gol decisivo che regala la seconda Coppa Campioni consecutiva.

Sacchi subentra Fabio Capello. Con lui, van Basten e compagni riaprono un nuovo grande ciclo, quello degli Invincibili. Il centravanti inizia con un gol ad Ascoli alla prima giornata e prosegue con una marcia realizzativa inarrestabile che lo porta a conquistare nuovamente il titolo di capocannoniere con 25 realizzazioni, una quota che mancava in serie A da ben 26 anni. Tra i momenti più esaltanti della cavalcata del Milan e di Marco verso lo scudetto, il solito gol nel derby, l'assist e la prodezza aerea contro il Napoli nel 5-0 finale a Milano, le triplette con Foggia, Cagliari e Atalanta (quest'ultima nell'arco di 6 minuti). L'ennesimo primato individuale conquistato e la forza indiscutibile della squadra di Capello, concorrono a rafforzare l'ipotesi di una candidatura di Marco van Basten alla conquista di un clamoroso Pallone d'oro, il terzo della sua carriera.

Nel dicembre del 1992 van Basten vive forse il punto più alto della sua carriera con la conquista del terzo Pallone d'oro, pochi giorni dopo una memorabile prestazione in Champions League contro il Göteborg a cui rifila 4 reti, tra le quali una in rovesciata che rimarrà negli annali del calcio[4]. L'olandese aveva iniziato alla grande anche il campionato 1992/93 e nelle prime 5 giornate era già andato a segno 8 volte, quasi sempre con gol di notevole fattura. L'ultimo exploit di Marco nel campionato italiano, è quello realizzato al San Paolo di Napoli, uno stadio portafortuna, l'8 novembre '92. Il Milan vince 5-1 e quattro di questi gol sono suoi. Circa un mese dopo, sarà nuovamente riconosciuto a parere unanime come il miglior calciatore in Europa e a Parigi gli verrà consegnato il Pallone d'oro, il terzo della sua formidabile carriera. Giunto dunque al punto più luminoso della sua storia, van Basten deve ricominciare a combattere inutilmente con gli ormai noti guai alla caviglia.

A dicembre, infatti, il giorno seguente alla consegna del Pallone d'oro, van Basten decide di recarsi a St. Moritz per operarsi, rientrerà ad aprile nella trasferta di Udine subentrando dalla panchina ma giocando praticamente a scartamento ridotto e con dolori continui all'articolazione. Appena una settimana dopo, in Ancona-Milan, segna il suo ultimo gol in carriera con un imperioso stacco di testa. Disputata, contro la Roma, l'ultima partita in campionato della sua carriera, Marco viene tenuto a riposo per poter essere presentato al meglio nella finale di Champions League contro l'Olympique Marsiglia. Ma già alla vigilia, l'attaccante confessa di poter garantire appena il 70% del rendimento. Il proposito è quello di partire più da lontano e sferrare il colpo risolutore; l'occasione ci sarebbe, ma il portiere Barthez ha spesso la fortuna dalla sua. Il resto è cosa nota. Un gol di Boli alla fine del primo tempo consegnerà la coppa ai francesi, mentre per van Basten quella gara sarà l'ennesimo, ultimo calvario: i francesi, consci della sua pericolosità, si accaniscono sistematicamente su di lui con contrasti violenti, spesso sulla caviglia dolorante. Lui resta in campo per aiutare la squadra, ma le sue condizioni sono allo stremo: Marco si arrende a 5 minuti dalla fine e con lui il Milan, ma la vera sconfitta è che non lo si rivedrà mai più in campo. per farsi operare: la prognosi è di due-tre mesi ma la situazione si complica e il centravanti resta fermo per 4 mesi e mezzo. 

Nel giugno del 1993, van Basten si sottopone al quarto intervento chirurgico alla caviglia: da qui in poi, trascorrono due anni nel tentativo di recuperare la piena efficienza fisica. Marco, che nel frattempo non perde occasione per seguire la squadra dalla tribuna, fa l'impossibile appoggiato anche dalla società che non si rassegna a considerarlo un ex ormai destinato al ritiro. Ma la situazione è ormai seriamente compromessa, i tempi di recupero vengono continuamente allungati e la data del rientro è solo un obbiettivo vagamente illusorio. Quando si riaggrega al gruppo per la preparazione estiva dell'estate del 1995, in molti tornano malinconicamente a sperare nel suo ritorno ma pochi giorni dopo, il cigno prende la sua decisione definitiva: non giocherà mai più a calcio. Ai microfoni, durante la conferenza stampa in cui dà l'annuncio, rivela: "Una settimana dopo l'inizio del ritiro ho fatto tutti i lavori con il gruppo, ma avevo troppi dolori. Così sono andato in Belgio, ho parlato con il dottor Martens e lui mi ha spiegato la situazione della caviglia e mi ha consigliato di smettere". Si chiude così, ad appena 29 anni, la carriera di quello che a tutt'oggi è ancora da molti considerato uno dei più grandi, se non il più grande, centravanti nella storia del calcio moderno.


Con il Milan vincerà tutto: 4 campionati (1988, 1992, 1993, 1994), 3 Coppe dei Campioni (1988, 1989, 1994), 4 Supercoppe Italiane (1988, 1992, 1993, 1994), 3 Supercoppe Europee (1989, 1990, 1994), 2 Coppe Intercontinentali (1989, 1990), realizzando 90 reti in 147 presenze.
A livello personale: 2 volte Miglior Marcatore della Serie A italiana (1990, 1992), 3 volte Migliore Giocatore Europeo (1989, 1990, 1992), Migliore Giocatore del Mondo nel 1988, Miglior Marcatore e Migliore Giocatore del Campionato Europeo con 5 gol, nel 1988.



Auguri e grazie di averci regalato grandissime emozioni..........


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Tuesday, 23 October 07, 04:10 AM

“E’ un po’ che non vado a S.Siro” dissi ad un amico qualche settimana fa, e lui :” Perché non andiamo?”, ed io “E sai com’è…è l’unico giorno che riesco a stare un po’ con la donna…però, forse………”. All’improvviso un dono del cielo…..domenica 21 ottobre sono libero, contatto l’amico che prenota i biglietti, bella storia, pensai, c’è anche il rientro di Ronaldo (…così mi dicevano!!!).

Finalmente è domenica….sveglia alle 10 (…con leggero cerchio alla testa dovuto alla serata precedente) colazione, doccia e si parte. La mattinata è fresca ma con un bel sole………si si, sarà una piacevole giornata!!!  Ritrovo alle ore 11 a Desenzano per l’aperitivo e alle 12 arriva il pullman….

Si parte, siamo circa 40 persone del Milan Club, si comincia a parlare e ridere. Arrivano addirittura i panini con la coppa e la pancetta e del buon vino. Che bello!!!! Arrivo a Milano alle 14 circa….giusto il tempo di un mega panino con salamina e cipolle, birretta, caffè e sigaretta.

Entriamo all stadio, secondo arancio posizione centralissima, praticamente una figata…..come essere davanti ad un Tv lcd da 100000 pollici. C’è un bimbo a fianco che mi chiede i nomi di tutti i giocatori che fanno riscaldamento ed io, prontamente, lo accontento. Insomma, c’è allegria e un po’ di trepidazione…….addirittura Dida si scusa della cazzata vergognosa che fece 2 settimane fa…incredibile non si scusa con l’UEFA ma con noi si!!!!!

Comincia la partita…..dopo nemmeno un minuto Gila e Pippo si mangiano un gol incredibile. Ci siamo oggi si vince alla grande!!!!!!!!!!

 

Ecco, in questo preciso momento finisce la mia felice giornata.

 

Da questo momento in poi il buio, una partita vergognosa disputata da 11 persone svogliate che sembravano essere lì solo perché obbligati. Un primo tempo schifoso, nessuno che si muove…Oddo sembra che corra con delle scarpe di cemento….Gattuso che sbaglia tutti, ma proprio tutti i passaggi, Seedorf che giochicchia con la palla e che quando potrebbe tirare la passa a nessuno, Pippo e Gila si pestano i piedi e non concludono nulla, Ambrosini non corre e lascia spesso scoperta la difesa. Un disastro, l’unica persona capace di tiraci un po’ su è il capitano che parte palla al piede sulla sinistra e fa salire la squadra come se volesse lanciare un messaggio di incitamento a tutti noi ed ai propri compagni……ma niente!!

La depressione regna sovrana, qualche sussulto iniziale nel secondo tempo sembra accendere una speranza, è solo un’illusione. Intorno al 15’ arriva la mazzata…..gol dell’ex Saudati, i circa 50 tifosi dell’Empoli lassù al terzo anello saltano come pazzi…. Siamo alla frutta, lo stadio non risparmia nessuno…..l’unico applauso è sempre per lui, il Capitano, che esce stremato a metà ripresa. Cominciano i cambi che lasciano perplessi tutti i tifosi, nel settore dov’ero io c’erano principalmente signori di mezza età e nonni con i nipotini……beh, evito di riportare quello che ho sentito in quei momenti, offese clamorose per tutti (allenatore compreso), bestemmie mai sentite…insomma sembravano tutti imbizzarriti!!! Mi accorgo che là davanti, insieme all’evanescente Gila c’è una bionda chioma…..chi è questo?? AAAAh…è Ambrosini, in quel preciso momento rivedo Galliani davanti a me che mi dice:” La quarta punta?? Ma va!!! Siamo apposto così…siamo Campioni d’Europa!!!!!”. In questa sofferenza generale la partita si trascina verso la fine……si cerca di attaccare ma senza alcuna idea, senza velocità, senza……….niente.

Al fischio finale arrivano, inevitabilmente, fischi ed offese per tutti.

Che delusione……non era incazzato ma veramente deluso da una delle più brutte prestazioni (se non la più brutta) del Milan che abbia mai visto.

Una squadra senza voglia di giocare…….è l’unica spiegazione che riesco a darmi.

Gli addetti ai lavori dicono che la rosa è vecchia, che la vittoria della Champion è stata un male perché Galliani ha riconfermato tutti senza ringiovanire, il mercato è nullo da 2 anni….tutte cose verissime ma io ho visto 11 giocatori (10 dei quali titolari ad Atene) che non avevano voglia di giocare. E’ questa la cosa preoccupante……….non so come andrà a finire, anche l’anno scorso il Milan a dicembre era già dato per morto….speriamo bene.

Tutti a casa….all’uscita dallo stadio però le cose sembrano migliorare: scorgo da lontano un piccolo stand con una macchia da corsa rossonera attorniata da 5 angeli in minigonna. Che belle….lentamente il sorriso torna sul mio volto. La giornata sembra migliorare, un altro paninazzo con birrone sollevano ulteriormente il morale……ed infine veso le 19.30 torna definitivamente l’allegria grazie ad un biondo ragazzo finnico!!!

 

Tutto sommato, a parte un paio d’ore, è stata una piacevole giornata.

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Wednesday, 19 September 07, 05:02 AM

E’ un ragazzo di poche parole ma con i piedi fa sognare…e si chiama Andrea Pirlo. Nato a Flero (BS) il 19-05-1979 si capì subito che era diverso dagli altri…esordì in A nella stagione 1994/1995 (Reggiana-Brescia) a soli 16 anni. Durante le 4 stagioni passate al Brescia il ragazzo cresce e viene notato dalle big di Serie A tanto che nella stagione 1998-99 viene preso dall’Inter. Gioca 18 partite ma non impressiona complice l’annata disastrosa dell’Inter sulla cui panchina si avvicendano nell’ordine Simoni, Lucescu, Castellini e Hodgson. L’anno successivo gioca una grande stagione a Reggio Calabria collezionando 6 gol e assist a non finire. Rientra all’Inter nella stagione 2000-2001 ma Tardelli (subentrato al dimissionario Lippi) non ne valorizza il grande talento tanto che a Gennaio viene prestato al Brescia dove conosce una svolta nella sua carriera. In quella stagione a Brescia non c’era un fantasista qualunque ma c’era Roberto Baggio, e fu proprio allora che a Mazzone venne l’idea di arretrare la posizione di Pirlo. Lo mise subito davanti alla difesa come regista arretrato e l’intesa con Baggio fu immediata. I 2 trascinarono il Brescia fino al 7° posto in classifica (che rimane il miglior risultato di sempre). L’ottimo finale di stagione però non convince la dirigenza dell’Inter che lo da al Milan insieme a Brocchi in cambio di Coco e Guglielminpietro.

Evitiamo di fare commenti…………

Nella stagione 2001-02 parte come riserva con Terim ma l’avvento di Ancelotti cambia cose e durante la stagione viene proposto nella stessa posizione in cui giocava Brescia tanto da soffiare il posto ad Albertini.

Da li in poi Pirlo diventa uno dei perni del Milan di Ancelotti, con il passare degli anni migliora anche in fase di copertura e diventa senza dubbio il migliore al mondo nel suo ruolo o forse più che il migliore si potrebbe dire che è l’unico al mondo che può ricoprire quel ruolo. Infatti il Milan ha provato negli anni successivi a trovare un vice-Pirlo ma senza successo.

Con il Milan vince 2 Champion’s, 2 Supercoppe europee, 1 scudetto e 1 Supercoppa italiana. Anche in Nazionale ha lasciato il segno portando l’Italia il trionfo mondiale, inoltre arriva 3° nella classifica dei migliori giocatori della manifestazione (dopo Zidane e Cannavaro).

 

Durante la partita di ieri sera sono rimasto affascinato da questo giocatore (come se ce ne fosse bisogno….), intelligenza tattica e dei gran piedi ne fanno senza dubbio l’anima del Milan, forse più di Kaka, perché quando gira lui gira il Milan.

 

p.s. Galliani clona Pirlo!!!!!

 

Tornando alla partita di ieri sera, oltre ad un bel Milan ho visto un gran signore che si chiama Camacho che ha sostituito Rui Costa a 5 min dalla fine per farlo applaudire da tutto san Siro. Complimenti, un bel gesto.

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Friday, 13 July 07, 04:14 AM

Scopriamo meglio chi è Pato Alexandre, il giocatore brasiliano che tanto piace a Milan, Inter, Chelsea...

 

Alexandre Rodrigues da Silva

Pato Branco, Brasile, 2 settembre 1989

Il Brasile è certamente il serbatoio principale di talenti per quel che riguarda il calcio, e la zona di Porto Alegre si contraddistingue in maniera particolare, basti pensare a Ronaldinho, Anderson, Daniel Carvalho, Rafael Sobis, tutti fuoriusciti dalle giovanili di Internacional e Gremio. Ora le due squadre si spartiscono altri due talenti che nel breve volgere di alcuni anni diventeranno certamente pilastri inamovibili della seleçao verdeoro: Lucas Pezzini e Alexandre Pato.

Alexandre Rodrigues da Silva, per tutti Pato, come il nome della sua città natale, è l’ultimo prodotto del vivaio dei campioni del mondo dell’Internacional. La cessione di Rafael Sobis agli spagnoli del Betis aveva fatto impensierire non pochi sostenitori dei colorados, ma il presidente del club Fernando Carvalho non era affatto preoccupato, lui sapeva già che nella formazione primavera stava crescendo una perla purissima, come disse il tecnico Abel all’indomani della conquista della Copa Libertadores: “Stiamo nascondendo un gioiello”.

La storia di Pato è affascinante come le storie di tutti i campionissimi. Già da bambino è solito giocare con qualsiasi cosa rotoli, palloni, limoni, arance, finché il padre decide di inserirlo a 4 anni in una squadra di calcio a 5. Solo 7 anni più tardi arriva all’Internacional, in seguito ad un episodio che avrebbe potuto stroncare la sua vita prima ancora che la sua carriera. Una banale frattura al braccio lo costringe ad effettuare una radiografia che evidenzia un tumore osseo. Senza denaro per affrontare l’operazione, la famiglia si rivolge ad amici e parenti, ma fortunatamente il chirurgo Paulo Roberto Mussi esegue l’intervento praticamente gratis.

E’ il 2001 e la vita di Alexandre è ad un bivio, superato brillantemente il periodo di convalescenza, fa il suo ingresso nelle giovanili dell’Internacional, dove si mette in mostra grazie alla sua grande tecnica nello stretto e alla sua prolificità in zona gol. Nel 2006 segna 13 gol in 17 partite fra Coppa e Campionato Primavera regionale e successivamente si laurea Campione Primavera Nazionale con l’Internacional B, conquistando anche il titolo di capocannoniere grazie ai 7 gol messi a segno in 7 partite.

Pato è pronto per il salto di categoria, ha da poco compiuto 17 anni, ed il suo esordio, il 26 novembre scorso contro il Palmeiras, non potrebbe essere più sfolgorante, dopo soli due minuti di gioco e al primo pallone toccato è subito gol, e nel resto della partita offre due assist, colpisce una traversa di testa e delizia il pubblico con numerose giocate strappa applausi.

La nuova sensazione brasiliana si presenta con questo biglietto da visita all’appuntamento del mondiale per club in Giappone, dove con il suo gol all’Al Ahly diventa il più giovane marcatore della storia in una competizione ufficiale FIFA, segnando all’età di 17 anni e 102 giorni. Il primato in precedenza apparteneva ad un certo Pelè.

Fisicamente ancora acerbo, Pato è una seconda punta molto prolifica, come ha dimostrato anche nei recenti Campionati Sudamericani Under 20, in cui ha messo a segno 5 reti in 7 partite, portando il Brasile alla vittoria finale. Il gusto per la giocata è il suo marchio di fabbrica, non a caso il suo idolo è Cristiano Ronaldo, a cui assomiglia anche per la capacità di saltare l’uomo in corsa, e per la frequenza con cui si presenta in area per colpire di testa con profitto. Certe volte eccede nel cercare la conclusione di prima o la giocata estemporanea, ma questi difetti causati dalla precedente esperienza nel calcio a 5, sono facilmente correggibili, mentre il fiuto per il gol e la facilità di gioco palla al piede sono cose che nessuno può insegnare e che Pato ha già nel suo DNA.

Molte grandi squadre si sono già interessate a lui, parliamo di Milan, Juventus, Chelsea ed Arsenal, pare che i rossoneri abbiano realizzato un’offerta ufficiale di 12 milioni di euro rifiutata però dalla dirigenza Colorada, l’Internacional infatti non ha alcun tipo di problema economico e ha fissato una clausola di rescissione a 16,5 milioni di euro. Molto difficile che Pato possa muoversi da Porto Alegre per una cifra inferiore.

Nell'attesa di conoscere gli sviluppi delle situazione legate a Ronaldinho, Samuel Eto'o, Didier Drogba e Andriy Shevchenko, il Milan ha "bloccato" Pato Alexandre, stella dell'Internacional di Porto Alegre e della Nazionale brasiliana Under 20. La società di Via Turati ha così deciso di cautelarsi nel caso nessuno dei "big" di Barcellona e Chelsea si rivelasse disponibile sul mercato, "prenotando" comunque uno dei più interessanti talenti a livello mondiale. Un passo importante in questa direzione sarebbe stato fatto giovedì pomeriggio, quando Gilmar Veloz, procuratore sia del "gaucho" che di Amantino Mancini, centrocampista della Roma, è passato a Milano prima di trasferirsi nella capitale per seguire gli interessi del giallorosso. L'agente avrebbe incontrato i dirigenti rossoneri e dal colloquio sarebbe emersa la coincidenza di interessi. Da un parte, infatti, il giocatore preferirebbe trasferirsi al Milan piuttosto che all'Inter e al Chelsea perché troverebbe un ambiente più favorevole, con tanti brasiliani, a partire dai suoi idoli Ronaldo e Kakà, con i quali sogna di giocare, fino a Leonardo, che ha avuto una parte importante nell'intavolare la trattativa. Dall'altra il club di Via Turati si sarebbe detto pronto a sborsare oltre i 15 milioni della clausola rescissoria per acquistare il giocatore, arrivando fino a venti pur di convincere l'Internacionale (da tempo nell'ordine di idee di perdere il suo gioiello) a cedergli l'attaccante, e di essere pronto a investire sullo stesso almeno quanto fatto alcuni ani fa con Kakà. Resta da definire la tempistica dell'operazione. Il giocatore potrà trasferirsi all'estero solo al raggiungimento della maggiore età (a meno che venga seguito dalla famiglia), e, visto che compirà 18 anni il 2 settembre, due giorni dopo la chiusura del mercato, l'ipotesi più plausibile è che il brasiliano arrivi al più presto a gennaio. Aquesto punto, dando per scontata la volontà del Milan di pensare innanzitutto a prendere un "Big", è probabile che i rossoneri lascino Pato all'Internacional almeno fino all'inizio del 2008 e cerchino fino all'ultimo di sfruttare il "visto" per l'extracomunitario per i vari Ronaldinho ed Eto'o (sempre che il brasiliano ed il camerunense non riescano ad avere prima il passaporto da comunitario, per il quale hanno già iniziato le pratiche). Se poi non riuscisse a realizzare il suo "crack" di mercato, allora la società di Via Turati prenderebbe Pato, che arriverebbe comunque come detto a gennaio. Non a caso, proprio per tutelarsi contro l'eventualità di ritrovarsi con tre soli attaccanti da settembre a dicembre (Ronaldo, Alberto Gilardino e Filippo Inzaghi), a Milanello sarebbero tornati d'attualità in questi giorni per il mercato estivo i nomi di Antonio Cassano e, soprattutto, Giuseppe Rossi, per il quale sarebbe stata già fatta un'offerta da 10 milioni di euro al Manchester United e che in caso di successivo acquisto di uno dei sopracitati "Big" potrebbe essere poi girato in prestito al Parma.

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Tuesday, 19 June 07, 04:27 AM

Ormai è ufficiale, il sito del Milan ha confermato l'acquitsto di David Suazo che fino a ieri era praticamente neroazzurro. Anche il presidente Cellino ha confermato la notizia dicendo inoltre di non aver più avuto notizie di Moratti da qualche giorno.

Ora non discuto il valore del giocatore, che è elevato, ma questa scelta è stata fatta per l'effettiva necessità di un giocatore come Suazo, per usare il giocatore come pedina di scambio in altre trattative o semplicemente per fare uno sgarbo ai cugini? Sinceramente non saprei dare una risposta, spero che sia stato preso perchè ritenuto utile, inoltre spero che questo acquiso non precluda l'arrivo di un'altro grande attaccante.

Chiaramente un dispettuccio all'Inter lo si fa sempre volentieri, ma per sapere se trattasi di dispetto o di "favore" bisognerà aspettare del tempo.........

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