Tuesday, 04 December 07, 10:46 AM · Comments (0)
Domenica al "Franchi" di Firenze è stata una giornata particolare: il minuto di silenzio per la morte della moglie di Prandelli è stato veramente un minuto di silenzio, poi la c'è stata la commozione, unita a una partita senza storia con tanto fair play in campo, ad esempio i complimenti di Ibrahimovic a Frey per una parata nel secondo tempo. Ma si era già sul 2-0 e appunto la partita non ha visto episodi dubbi. Alla fine, per il progetto "Viola Fair", è stato mutuato dal rugby quello che di solito si chiama corridoio degli applausi, con una modifica: nel corridoio rugbystico -non ne sono certissimo, onestamente- chi perde riceve l'applauso dal vincente, non è l'ospite che riceve l'applauso dalla squadra di casa. Poi, ovviamente, è nel terzo tempo (come erroneamente domenica qualcuno ha chiamato il corridoio) che il club di casa porta avversari e arbitro in un pub a bere non si sa quante pinte di birra, parlando della partita. Paradossalmente, nel calcio il terzo tempo c'è da anni ed è spontaneo, solo che i giocatori non vanno nei pub ma nel privè dei locali milanesi, tipo il famigerato Hollywood, dove magari invece delle pinte gira altro...
La notizia è che da gennaio il corridoio "fiorentino" sarà reso obbligatorio dalla Lega. La domanda è semplice: una tradizione consolidata da anni, in uno sport duro ma corretto, fino a pochi anni fa dilettantistico al 100%, può essere importata e imposta a uno sport in cui gli screzi, le polemiche e le proteste sono all'ordine del giorno? Ma soprattutto, possibile che una cosa spontanea che deve venire da dentro come il fair play debba essere resa obbligatoria? Il dubbio persiste, anzi aumenta, dopo quel che è accaduto domenica: la Lega non voleva dare l'ok alla Fiorentina, addirittura si vociferava di multe. Poi, in via Rosellini hanno visto che l'iniziativa ha avuto un successone a livello d'immagine, e ha voluto come al solito metterci il cappello sopra. Credo che sarebbe molto meglio insegnare il fair play ai pulcini, e allontanare anche i genitori facinorosi che picchierebbero l'allenatore per avere lasciato fuori il figlio, o che si lamentano col "mister" perché fa giocare tutti invece di provare a vincere (in una recente inchiesta di "Repubblica" è emerso che spesso perfino i genitori delle "riserve" vorrebbero meno sostituzioni e più gol). Ma sarebbe una strada tortuosa, difficile, dall'esito incerto. Meglio farsi belli con le iniziative altrui, finire sotto le luci dei riflettori mediatici, e poi scannarsi per i diritti TV in assemblea, dando un pessimo esempio di uno sport che il fair-play se lo deve guadagnare col sudore.
(nella foto: il fair-play in politica)