Friday, 16 May 08, 06:18 AM · Comments (0)
Ormai è chiaro, e per saperlo non era necessario nemmeno leggere l'articolo del bravo Riccardo Signori sul Giornale: Roberto Mancini l'anno prossimo non sarà più l'allenatore dell'Inter.
L'allenatore ha veramente esternato la sua intenzione di lasciare in caso di vittoria dello scudetto, pronto ad approfittare di una clamorosa offerta che probabilmente gli è arrivata dall'Inghilterra. Lì Mancini potrà finalmente fare il lavoro di manager, vale a dire di colui che non solo dirige gli allenamenti, ma ha in mano un budget (spesso almeno triplo di quello delle grandi squadre italiane) e con quel budget si prende la responsabilità degli acquisti e delle cessioni. Sappiamo bene come invece all'Inter, il donchisciottesco mister ha dovuto perfino lottare per non avere più i - da lui - sgraditi Recoba e Adriano, non essendovi riuscito, con gravi problemi, per il solo Figo. E le liti non sono finite qui, sappiamo tutti cosa è successo dall'inizio di questi quattro anni al Mancho. Sappiamo che se non fosse scoppiata Calciopoli, il nostro presidente l'avrebbe mandato via due anni fa, e sappiamo che dall'11 marzo e dalla conferenza stampa, i rapporti sono precipitati.
L'ultima questione delle intercettazioni è la goccia che ha fatto traboccare il vaso. "L'Inter sapeva ma non è intervenuta perché non c'era nulla di rilevante né dal lato penale, né da quello disciplinare-sportivo" è stato detto a SKY ieri, da Nebuloni in collegamento da Appiano Gentile. Questo "scandalo" è sembrato più "Viva Lain" che "Calciopoli", nel senso delle cattive frequentazioni e non di truffe sportive. Del resto, son cose che chi ha letto il bel libro di Stefano Olivari, "Notizie da Cialtronia", sa che succedono nell'immenso sottobosco tra il legale e l'illegale che gravita attorno ai grandi club. Nessun tentativo né di giustificare o, al contrario, di fare moralismo, ma se è vero come sembra che all'Inter sapevano (o se, come possibile, sia stato uno dei tanti casi in cui c'è una talpa alla Pinetina) non avere fatto nulla durante la settimana chiave rende chiaro l'intento di colpire l'allenatore. E quindi, facile che quelle frasi riportate da Signori ("Vinco e me ne vado") siano state davvero dette. E che, incredibilmente, vanno a parafrasare lo striscione apparso domenica a San Siro, quel "Vinci e vattene" che su questi pixel abbiamo stigmatizzato e che ci è parso puzzare di striscione "pilotato". In caso malaugurato di sconfitta invece, non arriveranno le dimissioni ma c'è la quasi certezza dell'esonero.
Del resto, come non dare ragione a Mancini quando dice che quattro anni in quella gabbia di matti sono un'enormità? Del resto, siamo la società il cui amministratore delegato è riuscito a dirsi dispiaciuto della mancata presenza dei romanisti a Catania, e in cui in società tutti possono parlare in libertà, liberi anche di contraddirsi tra loro (vedi lo stesso Paolillo con Sala, del Coordinamento Inter Club: per il primo Brescia era uno sconosciuto, per il secondo no).