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Wednesday, 02 May 07, 03:25 AM · Comments (0)

I malati, anche gravi, parlano. I morti no. Ecco la risposta a chi si chiede come mai solo oggi, a un anno di distanza da Calciopoli, l'ex arbitro Massimo De Santis tiri in ballo Giacinto Facchetti mentre prima se ne stava zitto zitto. Che cosa sarebbe successo se, con il Cipe ancora in vita, De Santis avesse detto -in TV ovviamente, non all'ufficio indagini né tanto meno in un'aula di tribunale- 'Mi chiamava Facchetti, certo. Era uno dei più assidui, e una volta la sua chiamata è stata al limite del lecito'?

A parte che ci piacerebbe sapere che cosa di così illecito abbia detto il presidente dell'Inter, salta all'occhio come la frase detta in questo modo insinua il dubbio, dice e non dice, soprattutto preserva da querele dei famigliari. L'indecenza sta nel presentarsi in TV senza contraddittorio a pronunciare frasi ambigue a cui solo una persona che non c'è più potrebbe rispondere. Tira in ballo anche Meani, l'ineffabile De Santis, che è vivo e vegeto, direte voi. Vero, ma a parte che Meani ha ammesso di aver parlato con De Santis, il ristoratore di Lodi deve mantenere un basso profilo (del resto era solo un 'precario') e non gli fa certo comodo rispondere.

L'indecenza sta anche nel dire che non diede il rigore della foto perché troppo vicino (ma che vuol dire?) e che guardava altrove. A noi sembra che ci manchi solo il fischiettìo e l'indice alzato e fatto roteare, e poi siamo a posto. L'indecenza sta nel dire di non aver mai parlato al telefono con Moggi, un Moggi che l'altra sera ci è sembrato baldanzoso, ha urlato, scherzato, si alzava spesso in piedi, insomma tutto il contrario di chi ce lo dipinge come un novello Enzo Tortora.

Indecente è come al solito Tuttosport, il giornale che separa i fatti (ignorandoli, come l'inchiesta penale di Napoli) dalle opinioni (che hanno grande spazio, specie se sono di una persona indagata per associazione a delinquere). Riferito a De Santis che si chiede dove sono finite nell'inchiesta di Napoli le telefonate di Facchetti, scrive: "...quelle domande di De Santis, al momento, restano senza risposta. E danno ra­gione sia a chi, come l’ex arbitro, insinua una selezione nel­le intercettazioni, sia a chi, come “ gli onesti”, sostiene che quelle telefonate in realtà non ci sono mai state." A parte quelle eleganti virgolette messe alla parola onesti (capisco che per certe persone l'onestà possa essere messa solo tra virgolette), ma ancora oggi ci chiediamo dove siano finite le intercettazioni? Ancora con la teoria mai dimostrata del complotto?

E poi, selezione sì, ma dove? Nella registrazione o nell'ascolto? Impossibile: quando un telefono è messo sotto controllo non ci possono essere interruzioni di ascolto, il telefono è intercettato 24 ore su 24 ma poi solo quelle rilevanti ai fini dell'inchiesta sono prese in considerazione, proprio per tutelare la privacy di chi parla al telefono. Ma come, da una parte l'opinione pubblica vuole mettere la mordacchia alla divulgazione con la scusa della privacy, e dall'altra c'è chi è indagato e vorrebbe che fossero divulgate tutte, anche quella della moglie che gli chiede di comprare il latte?

Insomma, concludendo, al di là dell'indegno spettacolo visto lunedì sera, non vogliamo dire che De Santis non debba per principio andare in TV, ma ci piacerebbe vederlo alle prese con qualche giornalista serio che gli faccia presente tutte le contraddizioni della sua linea difensiva. Allora sì, che ci sarebbe da ridere...

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Posted by Gabriele | Comments (0)
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