Wednesday, 31 October 07, 12:03 PM · Comments (0)
Stasera c'è sono di fronte Inter e Genoa, le mie due squadre preferite. Ossia, io sono interista, ma tifo anche Genoa dagli anni in cui andavo in Liguria in vacanza e avevo tutti amici e soprattutto amiche genoane, erano gli anni di Aguilera e Skuhravy. Ma Inter-Genoa mette di fronte due dei club più gloriosi della storia del calcio, allora per l'angolo della storia vi racconterò non di un Inter-Genoa, ma di un Ambrosiana-Genova che valse lo scudetto. E' il 15 giugno 1930, e si gioca la terz'ultima giornata del primo campionato a girone unico. L'Ambrosiana allenata da Arpàd Weisz è un po' sorprendentemente al comando con 47 punti, quattro in più del Genova che la domenica precedente ha battuto 2-0 la Juve, eliminandola dalla ricorsa ai nerazzurri.
Si gioca nel campo di via Goldoni, inaugurato nel 1913 con un'amichevole tra Inter e Lazio. Via Goldoni è a quei tempi estrema periferia Est del capoluogo, non lontano dai luoghi che hanno visto crescere il "Balilla", al secolo Giuseppe Meazza. Il ventenne figlio di una povera ortolana e orfano di guerra ha appena vent'anni, ma da due è punto fermo della squadra nerazzurra. Solo tre anni prima Poldo Conti, capitano dell'Inter, ha riso vedendo quel ragazzino tanto gracile cambiarsi nel suo stesso spogliatoio. "Adesso facciamo giocare anche i Balilla?" ha detto ironico. A breve dovrà ricredersi, e infatti in quel 1929-30 Meazza, prima dello scontro diretto coi rossoblu di Garbutt, ha già realizzato 28 reti in 31 partite.
Meazza è avviato ormai a diventare uno dei più grandi campioni di tutti i tempi, ma quel 15 giugno c'è ancora il Genova da battere per conquistare il terzo scudetto tra Inter e Ambrosiana, a dieci anni dall'ultimo squillo di tromba. Non è un impresa facile sulla carta, ma se l'Ambrosiana vince lo scudetto è suo, se pareggia tutto è rinviato allo scontro con la Juventus della domenica dopo, sempre a Milano. Se l'Ambrosiana perde... beh, i ragazzi di Weisz non ci vogliono nemmeno pensare, visto che fisicamente non ne hanno più, ma è certo che il campionato si aprirebbe in modo abbastanza inaspettato.
Manca poco all'inizio della partita, ma all'appello non c'è uno dei protagonisti, il terzino ambrosianista Gigi Allemandi (quello dello scandalo dello scudetto revocato al Torino nel '27). Allemandi si sta avviando al campo di gioco, è in ritardo, perde l’autobus e deve prendere un’automobile a noleggio. In piazza San Babila ha un incidente, discute con l’avversario e ci fa a pugni, gli spacca la faccia e viene portato in questura. Gli prendono le impronte, per lui si prospetta una notte in galera ma riesce a spiegarsi, qualcuno lo riconosce e viene lasciato andare con tante scuse.
Quando Allemandi arriva al "Virgilio Fossati", nessuno guarda la partita tra le riserve perché nei cieli sopra via Goldoni c'è un'esibizione di aerei partiti dal campo volo di Cinisello. Le tribune sono di legno e non sono granché sicure e così, quando tutti si ammassano avanti per vedere gli aerei, quella dei popolari crolla in un fragoroso boato. Ci sono numerosi feriti (a seconda delle fonti, dai 100 ai 180), i giocatori nerazzurri benché scossi si adoperano per prestare i primi soccorsi. Garbutt invece furbescamente tiene il Genova tutto dentro gli spogliatoi per non impressionarlo. Si gioca, non si gioca? Tutti guardano l'arbitro, Albino Carraro da Padova, che per ironia della sorte diventerà 6 anni dopo, per alcune partite, allenatore proprio dell'Ambrosiana.
Carraro decide che si può giocare, come volevano i genovesi, la partita inizia con 20' di ritardo. L'Ambrosiana schiera: Degani; Gianfardoni, Allemandi; Rivolta, Viani, Castellazzi; Visentin, Serantoni, Meazza, Blasevich, Conti. Risponde il Genova con: Bacigalupo; Lombardo, Spigno; Parodi, Albertoni, Gilardoni; Puerari, Bodini I, Banchero I, Casanova, Levratto. E' quest'ultimo a sbloccare il risultato dopo 4' con un sinistro poderoso che batte Degani. Bodini raddoppia e l'Ambrosiana sembra ko, ma è proprio Meazza, il più giovane, a prenderla per mano. Accorcia al 22', poi in due minuti si è già sul 2-3: segnano nuovamente Levratto e Meazza.
Nella ripresa il “Balilla” si scatena, e i milanesi sono fortunati perché si fa male Manlio Bacigalupo, che resta in campo per onor di firma. Allemandi (ancora nevoso per il movimentato prepartita) si fa cacciare ma nel frattempo Meazza ha pareggiato. La superiorità numerica permette al Genova di attaccare, e a due dalla fine il Grifone conquista un rigore per fallo su Levratto. Lo “sfondareti” non se la sente di tirare, forse intimorito dalla folla dietro la porta, non proprio ben disposta nei confronti dei genovesi, tocca a Banchero che la manda fuori pur avendo spiazzato Salterello Degani. Finisce 3-3 e dieci contro dieci (espulso anche Bacigalupo per un pugno a Blasevich che l’aveva caricato), tra le urla di gioia dei tifosi milanesi che restano a +4 dai rivali. La domenica successiva la vittoria sulla Juve, ormai a -5 e fuori dai giochi per lo scudetto, dà il terzo tricolore all'Ambrosiana.