Tuesday, 20 May 08, 02:53 AM
Domenica pomeriggio, interviste post-partita: Daniele De Rossi, il capitan futuro, il bambino viziato di Ostia Lido ha tirato in ballo ancora una volta la storia degli aiuti. Fin lì possiamo anche capire, la delusione dopo aver assaporato uno storico sorpasso, reso amaro dalla doppietta di Ibra, e abbiamo sorriso amaramente: rosicone, ma a caldo, certo diventa più difficile poi accettare le altre dichiarazioni, quelle del lunedì.
Ancora con gli aiutini Doni (forse avrà dimenticato il rigore negato all'Atalanta alla penultima giornata), Bruno Conti e quell'altro fenomeno di Panucci, mentre il moggiano mai pentito Pradé ha rilasciato dichiarazioni incredibili, in cui chiede lumi sulla presenza degli interisti a Parma. All'Osservatorio poi. Caro Pradé, l'Osservatorio potrebbe risponderti solo una cosa: che per loro Parma-Inter non è mai stata una partita a rischio e che è stato il Prefetto di Parma, su pressioni avvenute da più parti (anche da Matarrese, imbeccato da Rosellina tua) a vietare la trasferta agli interisti. E qui, caro signor Pradé, forse non sa cosa significhi vietare la trasferta: i biglietti non vengono venduti nella città della squadra ospite e il settore ospiti non è occupato dai tifosi della squadra ospite. Pradé credo sappia che da Milano a Parma c'è un'ora di macchina, ed è più facile e comodo andarci che non per uno che da Roma deve andare a Catania. Sia in settimana per comprare i pochi biglietti in vendita libera, sia la domenica per seguire la squadra. Che poi qualche centinaio di dementi sia andato a fare casino, quello è vero, ma non è certo quello che ha influenzato il risultato - giusto - sul campo.
Non rispondo nemmeno alla storia degli aiuti, non da chi ha giocato più di dieci partite in superiorità numerica e s'è vista il proprio capitano ammonito per tre "Vaffanculo" all'arbitro (a proposito di capitani, Javier Zanetti: 38 presenze, zero cartellini), non da chi - basta vedere la vignetta del "Romanista" qui sopra - era pronto a scommettere che Inter e Lazio si sarebbero spartite il bottino, Lazio in finale di Coppa Italia in cambio dei tre punti in campionato. Sappiamo tutti com'è finita.
Thursday, 03 January 08, 02:41 PM
Oggi il Corriere dello Sport pubblica un'altra puntata dell'inchiesta sugli stranieri nel calcio, e dopo aver sentito gli sproloqui sindacalxenofobi del capo vitalizio dei calciatori, l'avvocato Sergio Campana, oggi era il turno di Moratti. Non voglio entrare in merito delle dichiarazioni di Moratti, l'unica cosa che ho notato è una tabella con gli stranieri, squadra per squadra. Quelli dell'Inter sono 23, anche se nella tabella c'era il giovane montenegrino della Primavera Fatic (e allora però non devono dire che gli unici italiani sono Toldo, Orlandoni e Materazzi, ci sono anche Bolzoni e Puccio). Quelli del Milan, per esempio, sono 16, la Roma 14, la Juve meno, "solo" 11. Però, se passiamo a vedere la qualità, l'Inter ha 23 stranieri che vanno dal fenomenale Ibra ai più che discreti Solari, Pelè o Cesar, fuori dai giochi c'è solo l'eterno infortunato Vieira, che quando è in salute è ancora un top player. Non è così per le altre grandi. Nel Milan ci sono Simic, Ba, Digao, Aubameyang, Kalac, Serginho, il 38enne Cafu, insomma a parte Kakà, non è la creme del calcio mondiale. Nella Roma sono contemplati gli sconosciuti Antunes, Bertagnoli, Unal e Pit, c'è Barusso ed è ancora in rosa addirittura Kuffour. La Juve ha Tiago, Andrade, Boumsong, Vanstrattan, c'è Ruben Olivera e c'è Almiron. Ora, questo vuol dire che hanno italiani buoni, che -ovviamente- non vendono se non a prezzi esorbitanti, e che hanno lavorato bene coi giovani (cosa che si può dire anche dell'Inter, però, campione d'Italia Primavera in carica e al momento al comando in tutte le categorie).
Poi però vai a vedere il loro mercato, i giocatori che cercano, e non c'è quasi nemmeno un italiano; anzi, la Juve sta dando in prestito Criscito, così almeno si sente in giro. E la Juve fa shopping in Argentina, in Inghilterra, il Milan cerca da un anno Ronaldinho o Drogba (o sembra cercare), ha svalutato Gilardino e ancora deve ricorrere a un quasi 35enne Inzaghi. Insomma, si dà sempre addosso all'Inter per questo motivo, ma non è che le altre siano messe molto bene. A mio modo di vedere, da Sacchi e da Zeman in poi i ragazzini italiani vogliono giocare sempre meno dietro, vogliono fare tutti le punte e le mezzepunte. Il boom negli anni '90 di sport come pallavolo e basket ha fatto sì che molti cristoni che potevano diventare ottimi difensori o grandi portieri hanno preso altre strade. C'è crisi in quei ruoli, allora meglio andare sul sicuro, in paesi come Argentina (forte comunque nel basket, nel rugby e nella pallavolo) e Brasile c'è voglia di uscire da una situazione economica sfavolrevole, e così ci troviamo portieri e difensori verdeoro o albicelesti. Tornando alle polemiche anti-interiste, guardando l'elenco degli stranieri della Serie A, tutto mi è chiaro: il paragone tra i nostri e i loro è impietoso, ovvio che ci sia una punta d'invidia. Ma lasciamo perdere i discorsi della nazionalità, per favore.
Friday, 02 November 07, 05:43 PM
Aprile 1961, pieno boom economico. Jurij
Gagarin è appena andato nello spazio e gli esuli cubani addestrati negli USA stanno preparando l'invasione del proprio paese, ma verranno respinti dai castristi nella Baia dei porci. Anche la
Juventus sta resistendo agli assalti di Milan e Inter, rispettivamente a 3 e 4 punti dalla vetta quando mancano sette giornate al termine. Il 16 aprile al "Comunale" di Torino arriva un'Inter
desiderosa di avvicinarsi alla capolista. Il pubblico è tantissimo, si parla di 10.000 biglietti in più venduti rispetto alla capienza dello stadio, manca poco che non accada la tragedia. I
cancelli crollano, per fortuna non accade nulla di grave ma il pubblico straborda ed è costretto a seguire la partita da bordo campo.
Gli interisti non ci stanno e protestano con l'arbitro che, dopo aver deciso in un primo momento che si può giocare, alla mezzora sospende la partita. Logico il ricorso dell'Inter, e altrettanto scontato lo 0-2 a tavolino, tanto è chiara la responsabilità oggettiva degli juventini. Accade il 26 aprile, il 30 l'Inter espugna Ferrara 3-1, la Juve perde a Genova con la Samp e c'è l'aggancio. Sta nella logica anche che i bianconeri facciano ricorso, inoltrato dal 33enne avvocato Vittorio Caissotti di Chiusano, in futuro presidente juventino dal 1990 fino alla sua morte avvenuta nel 2003. L'unica cosa che fa apparire il tutto strano al limite del grottesco è che il ricorso va fatto alla FIGC, di cui il 27enne precocissimo presidente è Umberto Agnelli, che in quel periodo è anche reggente della Juventus (corsi e ricorsi, nel 1946 il fratello Gianni era diventato presidente della Juve a soli 25 anni).
C'è chi ovviamente parla di conflitto d'interessi, fatto sta che il campionato prosegue e la Juve torna al comando. La FIGC -ripetiamo, presideuta da Umberto Agnelli- decide alla fine per la ripetizione. Ormai il campionato è andato, la partita si gioca il 10 giugno, una settimana dopo la fine delle ostilità. L'Inter -giustamente- manda la squadra giovanile per protesta, e perde 9-1, con un Sivori scatenato contro dei ragazzini, con il suo solito fare irridente segna sei gol, ancora oggi record in Serie A, nonostante non sia stato realizzato contro una squadra di Serie A, ma contro la sua Primavera (anche se la dicitura non è esatta, visto che il Campionato Primavera parte nella stagione 62-63).
Nell'incrocio di destini, il 9-1 è l'ultima partita di Giampiero Boniperti e la prima di Sandro Mazzola, che realizza l'unica rete nerazzurra, su rigore. Per la cronaca Umberto Agnelli, travolto e amareggiato dalle polemiche, lascia la Federazione, ma ormai la frittata è fatta. Curiosità: nel delirio antiinterista dei tifosi juventini, feriti da Calciopoli, questo episodio è finito in un sito, tra quelli che hanno macchiato la storia dell'Inter, per il fatto di aver mandato la Primavera. Ecco, non so se sono d'accordo con questa interpretazione...
Torino, 10 giugno 1961
Juventus-Inter 9-1 (3-0)
Juventus: Mattrel; Emoli, Sarti; Boniperti, Cervato, Colombo; Mora,
Charles, Nicolè, Sivori, Stacchini;
Inter: Annibale; Riefolo, Tacchini; Morosi, Masetto, Dal Maso; Manini, Mazzola, Fusari, Guglielmoni, Ghelli;
Reti:
11' Sivori, 12' Sivori, 17' Sivori, 52' aut. Riefolo, 54' Sivori, 64'
Nicolè, 67' Sivori, 78' Mazzola (IN) rig., 79' Mora, 90' Sivori rig.
Wednesday, 31 October 07, 12:03 PM
Stasera c'è sono di fronte Inter e Genoa, le mie due squadre preferite. Ossia, io sono interista, ma tifo anche Genoa dagli anni in cui andavo in Liguria in vacanza e avevo tutti amici e soprattutto amiche genoane, erano gli anni di Aguilera e Skuhravy. Ma Inter-Genoa mette di fronte due dei club più gloriosi della storia del calcio, allora per l'angolo della storia vi racconterò non di un Inter-Genoa, ma di un Ambrosiana-Genova che valse lo scudetto. E' il 15 giugno 1930, e si gioca la terz'ultima giornata del primo campionato a girone unico. L'Ambrosiana allenata da Arpàd Weisz è un po' sorprendentemente al comando con 47 punti, quattro in più del Genova che la domenica precedente ha battuto 2-0 la Juve, eliminandola dalla ricorsa ai nerazzurri.
Si gioca nel campo di via Goldoni, inaugurato nel 1913 con un'amichevole tra Inter e Lazio. Via Goldoni è a quei tempi estrema periferia Est del capoluogo, non lontano dai luoghi che hanno visto crescere il "Balilla", al secolo Giuseppe Meazza. Il ventenne figlio di una povera ortolana e orfano di guerra ha appena vent'anni, ma da due è punto fermo della squadra nerazzurra. Solo tre anni prima Poldo Conti, capitano dell'Inter, ha riso vedendo quel ragazzino tanto gracile cambiarsi nel suo stesso spogliatoio. "Adesso facciamo giocare anche i Balilla?" ha detto ironico. A breve dovrà ricredersi, e infatti in quel 1929-30 Meazza, prima dello scontro diretto coi rossoblu di Garbutt, ha già realizzato 28 reti in 31 partite.
Meazza è avviato ormai a diventare uno dei più grandi campioni di tutti i tempi, ma quel 15 giugno c'è ancora il Genova da battere per conquistare il terzo scudetto tra Inter e Ambrosiana, a dieci anni dall'ultimo squillo di tromba. Non è un impresa facile sulla carta, ma se l'Ambrosiana vince lo scudetto è suo, se pareggia tutto è rinviato allo scontro con la Juventus della domenica dopo, sempre a Milano. Se l'Ambrosiana perde... beh, i ragazzi di Weisz non ci vogliono nemmeno pensare, visto che fisicamente non ne hanno più, ma è certo che il campionato si aprirebbe in modo abbastanza inaspettato.
Manca poco all'inizio della partita, ma all'appello non c'è uno dei protagonisti, il terzino ambrosianista Gigi Allemandi (quello dello scandalo dello scudetto revocato al Torino nel '27). Allemandi si sta avviando al campo di gioco, è in ritardo, perde l’autobus e deve prendere un’automobile a noleggio. In piazza San Babila ha un incidente, discute con l’avversario e ci fa a pugni, gli spacca la faccia e viene portato in questura. Gli prendono le impronte, per lui si prospetta una notte in galera ma riesce a spiegarsi, qualcuno lo riconosce e viene lasciato andare con tante scuse.
Quando Allemandi arriva al "Virgilio Fossati", nessuno guarda la partita tra le riserve perché nei cieli sopra via Goldoni c'è un'esibizione di aerei partiti dal campo volo di Cinisello. Le tribune sono di legno e non sono granché sicure e così, quando tutti si ammassano avanti per vedere gli aerei, quella dei popolari crolla in un fragoroso boato. Ci sono numerosi feriti (a seconda delle fonti, dai 100 ai 180), i giocatori nerazzurri benché scossi si adoperano per prestare i primi soccorsi. Garbutt invece furbescamente tiene il Genova tutto dentro gli spogliatoi per non impressionarlo. Si gioca, non si gioca? Tutti guardano l'arbitro, Albino Carraro da Padova, che per ironia della sorte diventerà 6 anni dopo, per alcune partite, allenatore proprio dell'Ambrosiana.
Carraro decide che si può giocare, come volevano i genovesi, la partita inizia con 20' di ritardo. L'Ambrosiana schiera: Degani; Gianfardoni, Allemandi; Rivolta, Viani, Castellazzi; Visentin, Serantoni, Meazza, Blasevich, Conti. Risponde il Genova con: Bacigalupo; Lombardo, Spigno; Parodi, Albertoni, Gilardoni; Puerari, Bodini I, Banchero I, Casanova, Levratto. E' quest'ultimo a sbloccare il risultato dopo 4' con un sinistro poderoso che batte Degani. Bodini raddoppia e l'Ambrosiana sembra ko, ma è proprio Meazza, il più giovane, a prenderla per mano. Accorcia al 22', poi in due minuti si è già sul 2-3: segnano nuovamente Levratto e Meazza.
Nella ripresa il “Balilla” si scatena, e i milanesi sono fortunati perché si fa male Manlio Bacigalupo, che resta in campo per onor di firma. Allemandi (ancora nevoso per il movimentato prepartita) si fa cacciare ma nel frattempo Meazza ha pareggiato. La superiorità numerica permette al Genova di attaccare, e a due dalla fine il Grifone conquista un rigore per fallo su Levratto. Lo “sfondareti” non se la sente di tirare, forse intimorito dalla folla dietro la porta, non proprio ben disposta nei confronti dei genovesi, tocca a Banchero che la manda fuori pur avendo spiazzato Salterello Degani. Finisce 3-3 e dieci contro dieci (espulso anche Bacigalupo per un pugno a Blasevich che l’aveva caricato), tra le urla di gioia dei tifosi milanesi che restano a +4 dai rivali. La domenica successiva la vittoria sulla Juve, ormai a -5 e fuori dai giochi per lo scudetto, dà il terzo tricolore all'Ambrosiana.
Monday, 01 October 07, 09:59 AM
Premessa: la Juve ha subito un gol irregolare a Roma, non si è lamentata più di tanto e questo le fa onore. E fatemi spendere due parole su quel fenomeno che si chiama David Trezeguet, una sorta di Re Mida che trasforma in oro tutti i palloni che tocca. L'oggetto di questo post non è la Juve, non è un ritorno di Moggiopoli, non è nemmeno un furto secondo me. Non sono un tifoso del Torino e l'argomento mi appassiona dal punto di vista regolamentare che da quello del tifo, quello antijuventino compreso. E mi tengo fuori dalle polemiche tra le torinesi. Mi interessa perché la regola del fuorigioco, negli ultimi anni, è quanto di più controverso possa esserci e anche se gli "esperti" alla fine hanno detto che non era regolare, io continuo ad avere qualche dubbio.
La regola del fuorigioco, l'articolo 11 del regolamento, è abbastanza semplice. E' in posizione di fuorigioco il giocatore che si trova più vicino alla linea di fondo rispetto al penultimo avversario e alla palla. Ma non tutte le posizioni di fuorigioco sono punibili, lo sono solo se, nel momento in cui il pallone è toccato o giuocato da uno dei suoi compagni, il calciatore, a giudizio dell'arbitro, prende parte attiva al giuoco: intervenendo nel giuoco oppure influenzando un avversario oppure traendo vantaggio da tale posizione. Si può dire che Trezeguet non interviene e non trae vantaggio? Difficile da dirsi: Del Piero è più vicino alla palla ma Trezeguet è tre metri avanti e comunque sulla traiettoria. E' una palla alta, e infatti come Dellafiore la tocca gli arrvia, poi colpisce perfettamente di esterno destro e fulmina Sereni. Gol irregolare? Secondo me, sì. L'unica ragione di convalidarlo è considerare quello di Dellafiore non un tentativo di intercettare, ma un vero e proprio retropassaggio, cosa che non sembra.
Così vai contro Casarin, mi direte. Addirittura contro Collina. Va bene, ma non contro il regolamento. Visto che l'articolo 11 è generico, l'AIA (di cui Collina è designatore) ha una serie di domande e risposte con perfino i disegnini. Si dice che il tocco di Dellafiore fa partire una nuova azione: ripeto, solo se lo consideriamo un retropassaggio volontario. Se invece ci atteniamo alla domanda 22, la stessa recita:
Quando il pallone, su tiro o passaggio del compagno, viene deviato per ultimo da un avversario, la posizione di un calciatore in fuori
giuoco viene sanata?
No, in quanto la valutazione del fuori giuoco deve essere effettuata al momento del passaggio del compagno.
Altri dicono che il passaggio era diretto a Del Piero. e' vero, Del Piero è lo juventino più vicino alla palla, ma "Roi David" sta sulla verticale, va incontro alla palla, partecipa all'azione, trae vantaggio (come dice l'art. 11) della sua posizione. E' in fuorigioco punibile.
Morale della favola? La regola in casi come questo è talmente vaga da lasciare un potere discrezionale illimitato all'arbitro, causando inevitabili polemiche dalla parte penalizzata (in questo caso il Toro, ma se avesse annullato non me la sarei sentita di colpevolizzare gli juventini, se avessero protestato).
Sunday, 30 September 07, 06:30 AM
La voglio mettere sullo scontro tra
allenatori. Tra il mago di Certaldo che gioca meglio di tutti al rosicone viziato che prende più di tutti quando ce ne sono 200 meglio di lui (Agroppi docet), lo scontro l'ha stravinto il coach di
Jesi. L'unico modo per bloccare i famosi "dai e vai" della Roma è intasare gli spazi a centrocampo. Ed eccoti Mancini con un 4-5-1 inedito e, come ha scritto Franco Rossi, con un centrocampo
(Dacourt, Cambiasso, Figo, Stankovic e Cesar) costato in totale 5 milioni, quelli per Stankovic.
Devo dire che la mossa di Mancini ha sorpreso anche noi interisti allo stadio, ma nessuno l'ha definita insensata. Pare addirittura che un commentatore Mediaset abbia detto che l'Inter a una punta fosse rinunciataria e ne sia uscita ridimensionata dopo la partita di Roma. Non l'ho sentito in prima persona e non so se sia vero, in tal caso propongo un TSO per il commentatore.
L'inizio è stato della Roma con doppia parata di JC su Totti e Mancini, ma fino all'episodio chiave del rigore con espulsione l'Inter stava salendo. Cambiasso è in crescita, Figo sempre determinante anche per la fase difensiva, Cesar in grande spolvero e il solo Stankovic in difficoltà, e va bene la tallonite ma necessiterebbe di più riposo. Bene invece Dacourt, nonostante Rizzoli gli fischi praticamente tutto (negativo l'arbitraggio del bolognese, due rigori negati all'Inter e uno dato perché non si poteva farne a meno).
L'Inter non ha affondato subito dopo il vantaggio, e a tutti è parso un errore. L'inizio del secondo tempo, con il doppio infortunio Ibra-Dacourt e il gol subito per lo scellerato errore di Maxwell ci poteva abbattere, ma non c'è stato tempo: dopo il pareggio di Perrotta, un palo di Cruz, il gol di Crespo, un netto rigore su Figo non dato, e i gol di Cruz e Cordoba. In meno di un quarto d'ora un ciclone si è abbattuto su Spalletti, che ha cambiato assetto (Cicinho e Vucinic per Panucci e Mancini) solo sull'1-4: l'avesse fatto Mancini, oggi direbbero tutti che Mourinho sta sull'aereo per Milano.
Insomma, non esaltiamoci troppo anche se la festa, in campo e sugli spalti, è stata bella e si spera che anche quest'anno la vittoria all'Olimpico sia l'avvio di una stagione vincente, almeno in campionato. Nota stonata il comportamento dei tifosi romanisti, con due tifosi nerazzurri accoltellati fuori dallo stadio e uno steward colpito da un petardo dopo il primo gol dell'Inter. Se ci fosse un minimo di uniformità, dopo il San Paolo anche l'Olimpico dovrebbe essere squalificato.
Nella foto: un pericoloso ultrà nerazzurro nel settore ospiti dell'Olimpico. Pare che nel famoso 5 maggio di cinque anni fa abbia scatenato incidenti sul seggiolone, rifiutando la pappa.
Friday, 07 September 07, 09:13 AM
Vi faccio un
gioco: ammettiamo che mi incontriate da un concessionario d'auto e mi sorprendiate a "tirare sul prezzo" mentre sto acquistando una Seicento usata. Mettiamo che dieci minuti dopo venga da voi e vi
dica che tra qualche mese comprerò una Ferrari nuova di zecca, senza che preveda di vincere 50 milioni di euro al Superenalotto. Mi prendereste per pazzo? Penso di sì.
Appunto, allora spiegatemi per quale strano motivo i lettori di Tuttosport dovrebbero credere che una società che ancora non ha rinnovato il contratto al proprio capitano e bandiera della squadra a 3,5 milioni di euro, e che stava per farsi scappare un bravo giovane che guadagna 900.000 euro all'anno per non dargli un ritocco all'ingaggio, sia poi in grado di prendere in pochi mesi un giocatore che guadagna 8 milioni l'anno e un suo compagno di squadra che sta trattando con la propria società un rinnovo sulla base di 7 milioni. Non dovrebbe crederci nessuno, vero? Eppure, se Padovan pensa di metterlo come titolone in prima è perché pensa che ciò gli faccia vendere più copie, quindi significa che qualcuno ci crede.
Attenzione, questo è solo il caso più eclatante e recente (la pagina di Tuttosport è quella odierna), però non accade solo con Tuttosport e non accade solo con i tifosi juventini. In questo post si spiega in modo esaustivo come il passaggio di Ronaldinho al Milan sia ormai diventata un'allucinazione collettiva, quasi quasi diremmo un rincoglionimento collettivo. Il Milan e i suoi tifosi per ora hanno ripiegato su Pato, promettente -ha compiuto 18 anni qualche giorno fa- attaccante acquistato dall'Internacional Porto Alegre. L'ultima notizia (ma potremmo definirla barzelletta) è che, siccome Dinho ha inserito tra i suoi compagni ideali Kakà, allora vuol dire che verrà al Milan. Questa supera persino la notizia per cui un Ronaldinho comunitario dovesse vestire per forza la maglia rossonera, ma Kakà ha preso il passaporto italiano da poco, allora è segno che andrà al Madrid? Mah...
Andiamo avanti. Vogliamo parlare dell'ormai mitizzato "colpo del centenario" di Moratti? Ci credete che possa arrivare a Messi quando il massimo che si è fatto, oltre a Chivu e Suazo, è il prestito di un giocatore della Ternana? Moratti ogni anno crea il buco e poi lo riempie, e di soldi per il mercato non ce ne mette molti, nemmeno per i cento anni del club. Eppure, a ogni nome altisonante, non è mancato chi ha alzato canti di gioia ai presunti arrivi di Henry, Deco, il bravissimo under 20 Giovani Dos Santos, e c'è chi pensa a uno scambio di lungodegenti tra Adriano e, ancora una volta, Ballack.
La verità è che ormai da 6-7 anni i top player scansano la Serie A, alcuni giocatori come Kakà o Ibrahimovic lo sono diventati da noi, ma dopo Ronaldo, Trezeguet, e pochi altri ormai in Italia possono arrivare giovani promettenti o qualche scarto di Liga: qui un post sugli stranieri arrivati questa estate. Per non parlare degli italiani che vanno all'estero, stigmatizzati da una classe giornalistica che pensa solo a tirare la volata ai propri "amici" dirigenti. Il problema è che non ci sono più i soldi di una volta, i giocatori non arrivano e i possibili acquirenti delle nostre società preferiscono rivolgersi altrove, alla Premier per esempio. Sono ormai lontani i tempi in cui un grande mondiale come Zico firmava per una squadra di medio calibro come l'Udinese...
Saturday, 01 September 07, 06:41 PM
L'Inter non è
ancora quella che ha dato 22 punti alla Roma, ma non lo era nemmeno un anno fa di questi tempi. Quattro punti così come l'anno scorso, anche allora una vittoria in Toscana e un pareggio 1-1 in
casa. Dicevamo di Inter non al top, ma non è un caso certo che nel 2007 l'Empoli non avesse ancora perso in casa e che l'ultima squadra ad avere espugnato il Castellani fosse l'Inter, 3-0 il 9
dicembre 2006.
Eppure l'Inter ha sofferto nella fase centrale del secondo tempo, specie l'azione Giovinco-Pozzi che Toldo ha sventato col piede. E poi, un super Ibra, un fuoriclasse assoluto che l'Inter deve assolutamente blindare fino a fine carriera e costruire intorno a lui la squadra del centenario. Giochi di classe, gol belli da vedere, classe sopraffina.
Un Suazo in crescita, Cesar che farà poco più del compitino richiesto ma che lo fa bene, Samuel recuperato appieno (è tornato The Wall?). Mancini col 4-4-2 sorprende anche chi, come me e altri stamattina discutendo su internet, speravamo lo utilizzasse per coprirsi meglio in un momento di scarsa condizione. Sono tutte rose e fiori? Assolutamente no, c'è molto da fare, ma a poco a poco si sta migliorando, ora 15 giorni di pausa con le nazionali e poi il Catania in casa.
Due parole su Adriano: il brasiliano è fuori dalla lista Champions, come previsto. Un altro colpo al suo orgoglio a cui speriamo l'ormai ex imperatore possa reagire, cambiando regime di vita (cercando di essere un atleta) e giocando bene in campionato. Non ci fosse stato il problema dei 3+3, non avessimo dovuto mettere dieci difensori per le note squalifiche, Adriano ci sarebbe stato. C'erano due giocatori da sacrificare, Mancini ha scelto lui e Cesar. Ecco la lista:
Portieri: Toldo, Julio Cesar e Orlandoni.
Difensori: Cordoba, Zanetti, Maxwell, Maicon, Burdisso, Materazzi, Rivas, Samuel, Chivu, Esposito.
Centrocampisti: Stankovic, Figo, Jimenez, Vieira, Dacourt, Cambiasso, Solari, Bolzoni.
Attaccanti: Ibrahimovic, Cruz, Crespo, Suazo.
Nella lista B ci sono il portiere Tornaghi, i difensori Federici e Perissinotto, i centrocampisti Puccio e Schiavini, l'attaccante Slavkovski.
Friday, 17 August 07, 03:27 AM
Riporta la Gazzetta di oggi che Recoba col suo procuratore Paco Casal s'è incontrato con Alessio Secco (sembra il titolo di un film, "Il Chino, il Pacco e il Secco"). Ora, dopo che Moratti ha detto "basta con gli juventini", si spera che non dia nessuno alla Juve, per coerenza. E ancora più coerenza dovrebbe avere la Juventus che non solo prenderebbe un giocatore dall'odiata Inter, ma proprio QUEL giocatore.
Recoba, cioè. Quello che fu squalificato nel 2001, ma che ancora oggi è la pietra dello scandalo. Quello che doveva mandare l'Inter in B per il passaporto falso, quello per cui associazioni poco informate (o che fanno finta di non sapere che già ci fu una sentenza) vorrebbero la forca, ora potrebbe passare in bianconero. No comment...
Commento invece le parole di Ranieri su Domenech. Ora, qui dei due ci sta molto più simpatico l'allenatore romano della Juventus rispetto al ct francese, ma proprio non ci è piaciuta la frase che ha detto per zittire il tecnico transalpino. "Domenech dovrebbe pensare a vincere qualcosa prima di parlare, non ha mai vinto con l'Under 21 e nemmeno con la Nazionale, mi chiedo per quale motivo si interessi di affari che non lo riguardano" ha detto Ranieri, e davvero non si capisce perché una persona dovrebbe poter parlare solo dopo avere vinto qualcosa, sono le stesse parole usate da Lippi verso Zeman.
E invece, la gente come Domenech bisogna lasciarla parlare, quando arriverà al dunque e le sue accuse si saranno sgonfiate da sole (diversamente da quelle di Zeman) si sarà sputtanato da solo. Se invece dovesse riuscire a dimostrare che l'Italia compra gli arbitri, chi ha cercato di zittirlo con quelle motivazioni farebbe una figuraccia immane. Resta il fatto che Domenech, meglio che stia zitto pure io.
(nella foto: il passaporto di Recoba secondo i suoi possibili futuri tifosi...)
Tuesday, 03 July 07, 09:15 AM
Come già scritto,
i media esagereranno, ma comunque vada la Roma ha già vinto. Scatenare un'asta su di un giocatore in scadenza di contratto, molto bravo ma che nei quattro anni giallorossi ha giocato poco più di 21
partite di media a stagione, è davvero un'operazione condotta alla perfezione. Se le cifre sono vere, se siamo arrivati a 18-20 milioni di Euro, allora la dirigenza giallorossa ha fatto un
autentico capolavoro.
Oggi era il turno del Real, con Mijatovic (sempre sia lodato per il gol in finale di Champions) che ha lasciato l'appuntamento dicendo che Inter e Barça sono ancora in corsa. I blaugrana però sembrano un po' defilati, in questi giorni. Moratti invece, uscito dagli uffici di via Durini col solito codazzo di giornalisti in attesa dell'osso come cagnolini, ha deto scocciato che non partecipa a nessuna asta. 14 milioni è l'offerta interista, stop, fin troppo per Moratti. E Pradè, fregandosi le mani, ha ben donde a dichiarare "Il Real offre 18 milioni di euro a noi e 5 milioni all'anno per cinque stagioni al giocatore. Se questa offerta venisse formalizzata ufficialmente, noi saremmo contenti di cedere Chivu al Real Madrid". L'unico problema è che il Real non l'ha ancora formalizzata.
Tutto il can can giornaliero su Chivu ha risvegliato, sopito ma mai del tutto svanito, il "pessimismo cosmico" degli interisti. Dimenticando di avere appena vinto il campionato con 97 punti, una buona parte della tifoseria rimpiange gli anni in cui l'Inter era l'indiscussa regina del mercato senza poi vincere nulla (campioni a luglio, mai a maggio). Ecco, oggi in giro per la rete si legge di tutto: chi vorrebbe che Moratti licenziasse Branca per aver lasciato andare Pizarro senza avere in cambio Chivu, come se il presidente non avesse dato il suo ok, che il cileno sia stato addirittura regalato alla Roma (6 milioni per la metà sono mica bruscolini, ok lo sconto e ok il pagamento in tre anni, ma il prezzo è giusto), che bisognava in pratica tirare il collo ai romanisti a cui il Pek serviva più che a noi.
Beh, mai che a questi pessimisti venga il dubbio che il valore di Pizarro, inserito nella trattativa Chivu, sarebbe stato inferiore. O che la scelta di separare le due trattative sia, appunto, una scelta consapevole dei dirigenti dell'Inter e non l'ingenuità colossale che ci vogliono far credere. O anche una scelta della Roma, e a quel punto sarebbe davvero servito fare i duri sul centrocampista cileno? E poi, se gli interisti si lamentano, che cosa dovrebbero dire i milanisti della loro squadra ancora al palo? Della vicenda Kakà che tarda a scemare, coi giornalisti di regime che mettono le mani avanti cercando di dare la colpa al giocatore, con un pezzo (poi modificato) del TGCom a firma di Alberto Catalano che stamattina si chiudeva con la frase "un mondiale per club varrà più dei soldi di Calderon?". Ecco, vediamo di non lamentarci, non avere troppe pretese e fidarci della società.
On Wambach-Boxx-Lilly, and the US go to the semi-final!