Wednesday, 19 March 08, 04:03 PM

I giudici amministrativi hanno respinto il ricorso di Moggi in quanto "non rileva, al limite, che l'arbitraggio sia stato effettivamente parziale, ma piuttosto l'idoneità degli atti compiuti a conseguire il risultato lesivo, ovvero la messa in pericolo del bene protetto". "Risulta infatti palese - si legge nella sentenza - da una corretta lettura dell'articolo 6, comma 1, del Codice di giustizia sportiva, che ciò che si è inteso qualificare come 'illecito sportivo” non è soltanto l'avvenuta alterazione, con mezzi fraudolenti, del risultato di una determinata partita ma, a monte e innanzitutto, la creazione di una struttura sapientemente articolata su interessati rapporti con i centri decisionali della federazione e della classe arbitrale, la cui funzione non è certamente quella di assicurare ad una determinata società un'immagine di strapotere sul piano organizzativo e funzionale, ma di ingenerare a suo favore una situazione di sudditanza psicologica da parte sia degli arbitri che delle altre società, e al tempo stesso di assicurare alla società protetta la consapevolezza che in caso di bisogno non mancheranno tempestivi interventi idonei a fronteggiare eventuali situazioni di pericolo".

Dopo una tale sentenza ci sarebbe da non parlare più di Calciopoli se non in senso storico (vale a dire lo scandalo che diede soltanto la Serie B alla Juventus nel 2006). Vediamo se ci sarà un commento sul sito creato da Gianluca (pesce in) Barile che va contro il relativismo ma fa pontificare, è proprio il caso di dirlo, un signore che ha barato, il che per noi non credenti che riteniamo la chiesa un associazione a... non sarebbe nemmeno una novità. Intanto, le vedove inconsolabili si adirano non appena qualcuno ricorda loro che il marito defunto non era uno stinco di santo, e che dire, non si può certo dare loro addosso, sono un caso psichiatrico.

Le mie sono speranze vane: questa sentenza zittirà queste persone che per vari interessi (di tifo, o economici) continuano a tenere un comportamento (è il caso di dirlo) di devozione verso il personaggio più volgare dela storia del calcio italiano? Ne dubito. Una delle cose su cui sono in disaccordo con Franco Rossi è quando si parla di Moggi, che è suo amico. 'Era la meglio pu***na del casino', dice lui. Io invece penso che in un mondo marcio, prevale sempre il più spietato e senza scrupoli, non il più bravo.

E mi rassegno anche al fatto che, benché questo signore abbia 70 anni suonati, lo rivedremo presto nel mondo del calcio, dalla parte del suo vecchio alleato Silvio: scommettete? Del resto, non c'è bisogno di essere riammessi come tesserati per... tessere, tramare, comprare e vendere, chissà se coi vecchi metodi, blandendo e minacciando. Spero di no, ma credo sarà così.

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Thursday, 21 June 07, 12:48 PM

Luciano Moggi non aspettava altro, ha sempre affermato che la Juve è stata l'unica squadra a pagare, con la retrocessione in B, per lo scandalo Calciopoli. E non resta sorpreso nel presunto falso in bilancio dell'Inter che, se confermato, non avrebbe avuto titolo per partecipare al campionato nel quale si è poi aggiudicato a tavolino lo scudetto. "Prima o poi le cose vengono a galla - ha spiegato. - Il tempo è galantuomo...la Covisoc dice che l'Inter non avrebbe avuto titolo per partecipare al campionato nel quale si è poi aggiudicato lo scudetto? Si sapeva già (TgCom, 20 giugno 2007)

ROMA - Con l'esame delle questioni preliminari, incentrate sulle richieste di ammissione delle parti civili, è cominciato oggi a Roma il processo per i presunti illeciti legati all'attività della Gea World, società che gestiva le procure di numerosi calciatori. Sotto processo, per associazione per delinquere finalizzata all'illecita concorrenza tramite minacce e violenza privata ci sono l'ex dg della Juventus Luciano Moggi, il figlio Alessandro, già presidente della Gea, Franco Zavaglia, ex amministratore delegato, Francesco Ceravolo e Pasquale Gallo, collaboratori dei Moggi, e Davide Lippi, procuratore sportivo e figlio dell'ex ct della Nazionale. (ANSA, 21 giugno 2007)

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Saturday, 12 May 07, 03:56 PM

Non ci stancheremo mai di dire che in Calciopoli il capitolo riguardante il controllo dei media è fondamentale, non perché i giornalisti siano la causa di tutti i mali del mondo ma perché la creazione di un certo clima è decisiva sia per assegnare scudetti a tavolino (in questo senso quelli della Juve di Lippi sono simili agli ultimi due interisti) che per preparare il terreno alle porcate del futuro prossimo. Quanti editoriali abbiamo già letto sul fatto che 'C'è stata una sola società colpita e che ha già pagato fin troppo' e che 'in fondo hanno rubato tutti'?

Sul secondo tema è quasi banale che esistono vari gradi di colpevolezza, anche fra chi ha condiviso lo stesso sistema, mentre su primo osiamo ricordare che in fin dei conti una società come la Fiorentina ha pagato con la doppia perdita della Champions League un tentativo di furbata dei suoi dirigenti e al via della stagione 2007-2008 avrà avuto in fondo gli stessi danni di una società che ha controllato, attraverso il suo direttore generale, decine di partite e di arbitri.

Non è che vogliamo stare a ribadire fatti già ampiamente accertati, ma evidenziare che in fin dei conti gli strumenti di controllo dell'opinione pubblica se la sono cavata con niente. In questo senso l'intervista di Marco Mensurati, giornalista di Repubblica, fatta a Maurizio Capobianco, dirigente juventino di lunghissimo corso (ha lasciato nel 2005 una società nella quale era entrato ai tempi di Platini giocatore), è illuminante. Anche per i discorsi arbitrali e di rapporti con le curve, ma adesso restringiamo il discorso ai giornalisti. Parola di Capobianco: ''Sulla questione giornalisti la Juve aveva consulenze molto ricche con società vicine ad alcuni di loro. Almeno in un caso, a inizio stagione si stipulava un contratto per studiare dei progetti di comunicazione.

Poi a giugno, se la Juve aveva vinto lo scudetto, la società decideva di realizzare quei progetti e pagava il premio alla società di comodo: i progetti, ovviamente, non vedevano mai la luce''. Capito i nostri opinionisti e cronisti d'assalto? Senza nome, ma non troppo...Insomma, come giustamente osserva Mensurati, una sorta di premio scudetto ai giornalisti fedeli. Da aggiungersi ai soliti orologi di marca, non esattamente dei Sakura Fuego (il leggendario cronografo con accendino incorporato reclamizzato da Franco Baresi nei primi anni Ottanta, roba che non avrebbe messo nemmeno Muzio Scevola). Raccomandazioni per i figli, orologi, consulenze, favori vari e chissà cos'altro. E poi qualcuno si stupisce leggendo ancora oggi commenti del genere 'con uno squadrone così la Juventus non aveva bisogno di aiuti'. La gratitudine esiste...

Stefano Olivari, "La Settimana Sportiva"

CHE DIRE? D'ACCORDO AL 120% CON OLIVARI!

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Wednesday, 02 May 07, 09:25 AM

I malati, anche gravi, parlano. I morti no. Ecco la risposta a chi si chiede come mai solo oggi, a un anno di distanza da Calciopoli, l'ex arbitro Massimo De Santis tiri in ballo Giacinto Facchetti mentre prima se ne stava zitto zitto. Che cosa sarebbe successo se, con il Cipe ancora in vita, De Santis avesse detto -in TV ovviamente, non all'ufficio indagini né tanto meno in un'aula di tribunale- 'Mi chiamava Facchetti, certo. Era uno dei più assidui, e una volta la sua chiamata è stata al limite del lecito'?

A parte che ci piacerebbe sapere che cosa di così illecito abbia detto il presidente dell'Inter, salta all'occhio come la frase detta in questo modo insinua il dubbio, dice e non dice, soprattutto preserva da querele dei famigliari. L'indecenza sta nel presentarsi in TV senza contraddittorio a pronunciare frasi ambigue a cui solo una persona che non c'è più potrebbe rispondere. Tira in ballo anche Meani, l'ineffabile De Santis, che è vivo e vegeto, direte voi. Vero, ma a parte che Meani ha ammesso di aver parlato con De Santis, il ristoratore di Lodi deve mantenere un basso profilo (del resto era solo un 'precario') e non gli fa certo comodo rispondere.

L'indecenza sta anche nel dire che non diede il rigore della foto perché troppo vicino (ma che vuol dire?) e che guardava altrove. A noi sembra che ci manchi solo il fischiettìo e l'indice alzato e fatto roteare, e poi siamo a posto. L'indecenza sta nel dire di non aver mai parlato al telefono con Moggi, un Moggi che l'altra sera ci è sembrato baldanzoso, ha urlato, scherzato, si alzava spesso in piedi, insomma tutto il contrario di chi ce lo dipinge come un novello Enzo Tortora.

Indecente è come al solito Tuttosport, il giornale che separa i fatti (ignorandoli, come l'inchiesta penale di Napoli) dalle opinioni (che hanno grande spazio, specie se sono di una persona indagata per associazione a delinquere). Riferito a De Santis che si chiede dove sono finite nell'inchiesta di Napoli le telefonate di Facchetti, scrive: "...quelle domande di De Santis, al momento, restano senza risposta. E danno ra­gione sia a chi, come l’ex arbitro, insinua una selezione nel­le intercettazioni, sia a chi, come “ gli onesti”, sostiene che quelle telefonate in realtà non ci sono mai state." A parte quelle eleganti virgolette messe alla parola onesti (capisco che per certe persone l'onestà possa essere messa solo tra virgolette), ma ancora oggi ci chiediamo dove siano finite le intercettazioni? Ancora con la teoria mai dimostrata del complotto?

E poi, selezione sì, ma dove? Nella registrazione o nell'ascolto? Impossibile: quando un telefono è messo sotto controllo non ci possono essere interruzioni di ascolto, il telefono è intercettato 24 ore su 24 ma poi solo quelle rilevanti ai fini dell'inchiesta sono prese in considerazione, proprio per tutelare la privacy di chi parla al telefono. Ma come, da una parte l'opinione pubblica vuole mettere la mordacchia alla divulgazione con la scusa della privacy, e dall'altra c'è chi è indagato e vorrebbe che fossero divulgate tutte, anche quella della moglie che gli chiede di comprare il latte?

Insomma, concludendo, al di là dell'indegno spettacolo visto lunedì sera, non vogliamo dire che De Santis non debba per principio andare in TV, ma ci piacerebbe vederlo alle prese con qualche giornalista serio che gli faccia presente tutte le contraddizioni della sua linea difensiva. Allora sì, che ci sarebbe da ridere...

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Posted by Gabriele | Comments (0)

Monday, 30 April 07, 01:54 PM

È un anno che mi sento dire che il campionato vinto non valle nula perché manca la Juve e il Milan è partito da -8.

È un anno che mi sento dire che dovevamo dimostrare il nostro valore in Champions da gente che ha sempre rimediato figuracce (leggi Anfield e Highbury).

È un anno che ce la menate con Ibra e Vieira, che vinciamo per merito loro, e non oso pensare a cosa ci avreste detto se non avessimo vinto lo scudetto, come minimo ci avreste preso in giro fino al 2027.

È un anno che ci accusano di complotti e intercettazioni manco fossimo la Spectre.

Ma io vi dico, con Calciopoli 2 e Calciopoli 3, Moggi, Meani e compagnia bella, schede svizzere, slovene e del Liechtenstein, ci starete mica tirando un altro colpo e vi farete penalizzare per sminuire le nostre eventuali future vittorie? Io voglio, se possibile, il prossimo anno vincere eventualmente un campionato "regolare"...

(nella foto Neri Marcoré, che col voice changer e l'id nascosto è riuscito a ingannare il figlio di Moggi e Giraudo fingendo di conoscere gli affari di Lucianone...bravo eh?)

 

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Moggi won’t be a “sport culture” teacher

Thursday, 25 January 07, 04:22 PM

What a strange country Italy is! Each time a scandal comes out, after a period of indignation, protagonists and guilty has pulpits from which they can explain (of course without cross-examination) there is a plot against them or, if damning evidence is found, that everybody is guilty as they are.

It happened in politics, when a batch of corruption were discovered in early 90’s: in first two years, we had people’s demonstrations against politicians and in favour of judges. Then, after months and months of press campaigns, and false pretences against most representative public prosecutor, Di Pietro, a lot of people think that no one is to blame, because everybody is guilty.

The same happens now in football. Calciopoli big-name Luciano Moggi, after some wiretaps of his phone conversation with referees’ chiefs that brought his club to relegation, was firstly pointed out as the devil. Then, just because he still has a lot of allies among journalists, he became columnist of a newspaper (Libero) and special guest in some sport programs (local and national TV stations, and recently on radio station "Kiss-Kiss").

He always has a microphone, through which he says “what happened to me is paltry”, or “Never stole anything, neither a candy”, or accuse other clubs without any evidence, for example “Inter is the true “Mafia” of Italian football".

Some days ago, polytechnic school “G.B. Vico” in Agropoli (Salerno), invited him for a conference on sport education, and then he was supposed to make the opening of a “Juventus Club Luciano Moggi” that some nostalgic fans dedicated to him. And who is the organizer of these meetings? Sergio Vessicchio, a local journalist but also creator of some libellous websites like “Odio Collina” (I hate Collina) and “Dossier Inter”.

Sometimes, luckily, someone turns against this Italian way of thinking. This news has immediately created a dispute, and some students wrote to the board of supervisors. “We think it’s a bad thing that the school principal –who has to educate students- could invite a person that is investigated for a sport fraud and for this reason is not the appropriate person to teach” say in a dispatch. Minister Fioroni decided to order a review to local school and this pandemonium –here is the “happy end”- pushed Moggi to regret the invitation.

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