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Wednesday, 12 March 08, 03:42 AM

Adesso Moratti sarà contento, vedove e burattini (cit.) smetteranno di massacrare l'Inter una volta che Mancini se ne sarà andato. Roberto Mancini con un perfetto tempismo ha annunciato che a fine anno lascerà l'Inter. Vado controcorrente rispetto alla maggioranza dei tifosi: farlo adesso è un modo di compattare la squadra e portarla allo scudetto. Spero lo si veda fin dal prossimo fine settimana. C'è anche il precedente positivo di Lippi al Mondiale 2006.

Le ragioni dell'abbandono di Mancini vengono da lontano: dalla scorsa estate, quando Mancini ha rinnovato ma, nonostante si trovasse in una posizione di forza per avere vinto lo scudetto, dopo avere risolto la sua posizione contrattuale non è riuscito a imporre le proprie scelte sul mercato. Poteva arrivare Hamsyk, è stato fatto il rinnovo a Figo e Recoba, quest'ultimo rinnovato per essere mandato in prestito (se non è un segnale questo...). Non sono arrivati altri giocatori giovani che Mancini voleva, ma quando in gennaio è riuscito a mandare via Adriano con tutto quel che ne consegue, si era cominciato a sperare che fosse riuscito a imporsi, e invece... A qualcuno è forse sfuggito che nelle ultime settimane quel pirla che comanda l'Inter ha detto che Adriano (giocatore che da anni fa quella vita ma che è sempre stato coperto dalla corte dei miracoli e da Moratti, anche quando giocava nel Parma) sarà il primo acquisto dell'anno prossimo, che Figo forse rinnova ancora (un fior di professionista, un firmatore di doppi contratti che si rifiuta di entrare in campo) e che con Combi (quello che chiede il cambio per Maxwell quando cambi non ce ne sono più) l'allenatore deve convivere, che aveva già preso Capello e che Mourinho gli piace, infine che Mancini poteva restare fino a quando voleva: tutte frasi che stavano esautorando l'allenatore di Jesi, che ha fatto l'unica cosa che poteva fare.

Stia tranquillo, Moratti: ora l'Inter tornerà perdente e simpatica, come piace a lui e alla sua corte dei miracol(at)i. E vedrete che vedove e burattini spariranno. Si tornerà a parlare del povero Moratti, presidente-tifoso che ci mette tanti soldi e meriterebbe di vincere, ma certo Juve e Milan sono più forti e no, non sono favorite, a fine anno torti e favori arbitrali si compensano.

Solo che stavolta, caro Moratti, noi non ci staremo e non ci saremo. La differenza tra te e tuo padre sta tutta qui: finito il ciclo, stanco dopo tante vittorie e una stagione negativa, lui ha ceduto la società e dietro di lui si sono dimessi Herrera e Allodi. Tu invece, dopo tante sconfitte, hai costretto ad andarsene l'unico allenatore che ti aveva fatto vincere, mentre tu rimani seduto sulla tua bella poltrona, circondato dalla corte dei miracol(at)i a cambiare allenatore una volta ogni sei mesi.

Mancio andrà -probabilmente- in Inghilterra, e fa bene: è il posto adatto per uno come lui che non è solo un allenatore, è anche un manager.

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Monday, 25 February 08, 07:35 AM

"I dirigenti parlano troppo. Siamo stufi e adesso è ora di piantarla". Perchè ogni volta che qualcosa gira a favore della Juve si alza un polverone mediatico, mentre quando a beneficiare sono gli altri tutto passa quasi in sordina.

Con queste parole, quell'ometto rispettoso e delicato che è Luciano Moggi, due anni fa (sembrano passati secoli) annunciava un dossier in DVD per far vedere 5 errori arbitrali pro Inter in campionato, coppa Italia e Supercoppa, mancava giusto un errore nell'amichevole del giovedì ed eravamo a posto. Il tutto per rispondere agli attacchi alla Juve per evidenti "errori" a proprio favore. Ora, che siamo tutti vittima di una colossale presa per il culo mi pare chiaro, come è chiaro vedendo il CAN CAN (maiuscolo come Commissione Arbitri Nazionale) alzato, che la vicenda stia davvero rasentando il ridicolo. Ovvio che i tifosi della Juventus abbiano il diritto di lamentarsi, ma chiedere di fermare il campionato è davvero eccessivo, per usare un eufemismo. E c'è chi le paga, queste associazioni, per portare avanti ricorsi e azioni legali. Davvero non ci si capacita di come si possa passare in due anni da paladini del sistema arbitrale ("son solo errori, che a fine stagione si compensano"), prendendosi gioco di chi protesta, e poi diventare loro stessi i paladini della protesta. Volendo, l'atteggiamento è anche un po' antipatico, ai limiti del mafioso, il messaggio è "siamo la tifoseria più numerosa, non fateci incazzare che avete solo da perdere".

Se poi ancora andiamo a vedere chi c'era sabato a Reggio Calabria e scopriamo che l'arbitro era Dondarini, il "Donda" amico dei vari Moggi, la situazione diventa non solo ridicola ma anche assurda, paradossale. Certo che non era sereno l'arbitro, ma il problema non è mica che avesse arbitrato la Juve per la prima volta dopo Calciopoli, o meglio non è solo quello, il vero problema è: ma arbitra ancora? Perché? Capite però, cari tifosi bianconeri, che è davvero fantasticamente ridicolo che a chiedere la radiazione siate voi, oggi?

Personalmente lo ripeto, il tifoso juventino fa bene a lamentarsi se ritiene la squadra danneggiata, ciò che proprio non capisco è come faccia a pensare che senza alcuni errori la Juve starebbe andando a vele spiegate verso il ventottesimo scudetto. E poi, cari ragazzi, pensate alle parole di Zeman: "se c'è una favorita dagli arbitri, non è l'Inter, ma un'altra squadra". Abbastanza facile capire da quale mazzo va presa questa squadra, basta vedere chi sono i concorrenti della Juve a un posto Champions, con chi l'attuale designatore è stato intercettato al telefono, e quale contratto pubblicitario fece, per poi essere escluso come arbitro dalla CAN. E c'è da chiedersi come mai Collina abbia censurato pubblicamente chi ha sbagliato pro-Juve (Rizzoli a Firenze) e pro-Inter (Gervasoni e Farina), ma non chi per esempio ha preso decisioni come i rigori di Fiorentina-Torino o decisioni a favore di Roma e Milan.

Chiudo dicendo che in questo bailamme un po' tutti la fanno fuori dal vaso. E va bene che nel frattempo è cambiata la direzione, ma non si può prima titolare "Siete come la Juve" o "No, siete peggio della Juve" quando l'Inter viene favorita da un paio di errori, e poi se viene danneggiata la stessa Juve quando vi arriva sotto a un punto il titolo diventa "La Juve va k.o. a Reggio e rosica". Vero, Romanista? E quell'altro incapace di Paolillo, dovrebbe spiegare perché quando l'Inter è attaccata a destra e a manca manda avanti il solo Mancini a difendere la società dagli attacchi, e parla oggi per commentare la lettera aperta di Conolli Gigli (su cui per carità di patria sorvoliamo), dicendo che la Juve vuole condizionare gli arbitri. Perché, chi diceva "Siete come la Juve", secondo lui che intenzioni aveva?

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Monday, 26 November 07, 10:06 AM

Mancini (ancora una volta preso di mira da Padovan, vedi foto) ha diramato la lista dei convocati per la partita di sdomani contro il Fenerbahce, unica squadra ad avere sconfitto i nerazzurri in una gara ufficiale oltre alla Roma, in Supercoppa. Sono 19 i giocatori, i portieri Julio Cesar e Orlandoni, i difensori Cordoba, Zanetti, Maxwell, Maicon, Materazzi, Rivas, Samuel, Chivu, i centrocampisti Stankovic, Jimenez, Dacourt, Cambiasso, Solari, gli attaccanti Ibrahimovic, Cruz, Crespo e suazo. El Jardinero dovrebbe essere il partner d'attacco di Ibra, che ha giocato poco sabato con l'Atalanta e deve difendere il primato nella classifica marcatori. Acciaccati Suazo (per la botta presa da Manfredini) e Dacourt, ancora alle prese con un ematoma. Comunque, con il solo Burdisso ancora squalificato per i fatti di Valencia, da segnalare anche qui il ritorno di Materazzi e una squadra quasi al completo, Figo e Vieira sono gli unici dei 25 ancora indisponibili. C'è la possibilità per i nerazzurri di chiudere i conti con la prima fase, il che era insperato dopo la sconfitta all'esordio con gli uomini di Zico.

Tornando al titolo (becero come il suo stile) di Tuttosport, Mancini ha fatto una dichiarazione sui medici che ritarderebbero il rientro dei calciatori, specificando che si trattava di una battuta perché, parole sue, "altrimenti domani arriva la risposta dell'ordine dei medici ", e nonostante ciò la protesta è arrivata. Da chi? Da Maurizio Casasco, presidente dell'ordine dei medici sportivi, mio conterraneo che io conoscevo come dirigente sportivo (partito giovane dal Rivanazzano, società di prima categoria in cui giocava mio cugino, finì al Torino di Borsano ma -ironia della sorte- venne mandato via per l'arrivo di... Luciano Moggi). Mi sembra che questa difesa corporativa per via di una battuta sia eccessiva, ma di una cosa sono certo: Mancini ha le "palle" per respingere questo e i tanti attacchi che gli arrivano dai "quaquaraquà" come quelli che stanno a Tuttostort e come Ronaldo, il quale ancora tira in ballo Adriano di cui sarebbe grande amico (si sa, fin dal 2001, chiedere alle discoteche milanesi...)

Detto della zamparinata del lunedì (esonerato Colantuono, ritorna ancora Guidolin), della difficile e fredda trasferta della Roma a Kiev, con Benfica-Milan e Lazio-Olympiacos mercoledì e la Fiorentina giovedì, a proposito della squadra viola, OleOle si unisce al cordoglio ed è vicino al mister Prandelli per la prematura scomparsa della moglie Manuela.

UPDATE: aperta un'inchiesta federale, a questo punto possiamo anche attenderci la richiesta di impiccagione per Roberto Mancini. DA NOTARE (sì, uso il maiuscolo perché questa cosa va urlata!) CHE IL 27 OTTOBRE, UN MESE FA, IL CENTROCAMPISTA DELLA ROMA, DAVID PIZARRO, DICHIARO' "PRENDIAMO TROPPI FARMACI. SIAMO OBBLIGATI? SI PUO' DIRE DI NO, MA POI SI RESTA FUORI". PER QUESTE DICHIARAZIONI GRAVISSIME DI PIZARRO STIAMO ANCORA ATTENDENDO LA REPLICA INDIGNATA DI CASASCO E DELLA FEDERAZIONE ITALIANA MEDICI SPORTIVI. VERGOGNA!

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Friday, 09 November 07, 06:27 AM

Ci ha pensato la Gazzetta oggi, ma se l'ha fatto è stato come al solito per stoppare voci ancora più gravi. Ronaldo è svogliato, non si presenta alle sedute fisioterapiche, non risponde al cellulare. E' fuori da luglio, praticamente non ha mai giocato in questa stagione, e ora si appresterebbe a rientrare. Le voci sono su una vita di Ronaldo non proprio da atleta, molto simile a quella di Adriano, ma se ne parla di meno. A dimostrazione che spesso i giornalisti non ci dicono tutto quello che sanno, ma solo quello che gli conviene. Il problema è che il Milan ha potere mediatico, usa la propaganda per coprire gli insuccessi calcistici e fatti come quello di Ronaldo. Mi spiace, ma la Gazzetta sbaglia quando scrive che "sull'altra sponda del Naviglio sono meno attenti a custodire i segreti": sono tutti capaci allo stesso modo, è chi viene a saperli, questi segreti, che a volte decide di divulgarli altre no, e non è mai per simpatia!

Dunque, Ronaldo non fa vita da atleta, forse eccede negli stessi vizi notturni di Adriano, oltra a non allenarsi e a non avere disciplina. Vorrebbe andarsene per guadagnare di più, almeno così mi dicono. Ma fino ad oggi, il nulla mediatico. C'è perfino qualche tifoso rossonero che si lamenta e accusa la Gazzetta di destabilizzare la Società (ovviamente con la maiuscola) facendo queste rivelazioni al momento del rientro in campo. Com'è possibile, allora, che per il Milan (e di riflesso per i media) ogni settimana dal 31 luglio era buona per il rientro, mentre i giornalisti che conosco mi dissero da subito che prima di novembre non sarebbe stato possibile rivedere Ronaldo? C'è da chiedersi piuttosto come mai questo articolo sia uscito prepotentemente solo oggi, 9 novembre. Forse il Milan ha dato il via libera perché adesso serve screditare Ronaldo? Che, di suo, vorrebbe lasciare il Milan per un ultimo contratto "pesante", così come Adriano lascerebbe l'Inter.

Tutto questo discorso si interseca con le dichiarazioni di ieri di Silvio Berlusconi, abbastanza irritanti. Non tanto per aver detto che gli interesserebbe Adriano al Milan, cosa legittima nonostante le levate di scudi ogni volta che al Real nominano Kakà, quanto per quel "Adriano vorrebbe lasciare l'Inter? Chi non lo prenderebbe, quindi anche il Milan. Tutto dipende dall'ambiente che ha intorno". Ecco, oggi sulla Gazzetta s'è capito che ambiente troverebbe a Milanello, anzi no. Se Adriano beve e fa tardi la notte è colpa dell'ambiente, se lo fa Ronaldo, è colpa di Ronaldo.

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Friday, 02 November 07, 05:43 PM

Aprile 1961, pieno boom economico. Jurij Gagarin è appena andato nello spazio e gli esuli cubani addestrati negli USA stanno preparando l'invasione del proprio paese, ma verranno respinti dai castristi nella Baia dei porci. Anche la Juventus sta resistendo agli assalti di Milan e Inter, rispettivamente a 3 e 4 punti dalla vetta quando mancano sette giornate al termine. Il 16 aprile al "Comunale" di Torino arriva un'Inter desiderosa di avvicinarsi alla capolista. Il pubblico è tantissimo, si parla di 10.000 biglietti in più venduti rispetto alla capienza dello stadio, manca poco che non accada la tragedia. I cancelli crollano, per fortuna non accade nulla di grave ma il pubblico straborda ed è costretto a seguire la partita da bordo campo.

Gli interisti non ci stanno e protestano con l'arbitro che, dopo aver deciso in un primo momento che si può giocare, alla mezzora sospende la partita. Logico il ricorso dell'Inter, e altrettanto scontato lo 0-2 a tavolino, tanto è chiara la responsabilità oggettiva degli juventini. Accade il 26 aprile, il 30 l'Inter espugna Ferrara 3-1, la Juve perde a Genova con la Samp e c'è l'aggancio. Sta nella logica anche che i bianconeri facciano ricorso, inoltrato dal 33enne avvocato Vittorio Caissotti di Chiusano, in futuro presidente juventino dal 1990 fino alla sua morte avvenuta nel 2003. L'unica cosa che fa apparire il tutto strano al limite del grottesco è che il ricorso va fatto alla FIGC, di cui il 27enne precocissimo presidente è Umberto Agnelli, che in quel periodo è anche reggente della Juventus (corsi e ricorsi, nel 1946 il fratello Gianni era diventato presidente della Juve a soli 25 anni).

C'è chi ovviamente parla di conflitto d'interessi, fatto sta che il campionato prosegue e la Juve torna al comando. La FIGC -ripetiamo, presideuta da Umberto Agnelli- decide alla fine per la ripetizione. Ormai il campionato è andato, la partita si gioca il 10 giugno, una settimana dopo la fine delle ostilità. L'Inter -giustamente- manda la squadra giovanile per protesta, e perde 9-1, con un Sivori scatenato contro dei ragazzini, con il suo solito fare irridente segna sei gol, ancora oggi record in Serie A, nonostante non sia stato realizzato contro una squadra di Serie A, ma contro la sua Primavera (anche se la dicitura non è esatta, visto che il Campionato Primavera parte nella stagione 62-63).

Nell'incrocio di destini, il 9-1 è l'ultima partita di Giampiero Boniperti e la prima di Sandro Mazzola, che realizza l'unica rete nerazzurra, su rigore. Per la cronaca Umberto Agnelli, travolto e amareggiato dalle polemiche, lascia la Federazione, ma ormai la frittata è fatta. Curiosità: nel delirio antiinterista dei tifosi juventini, feriti da Calciopoli, questo episodio è finito in un sito, tra quelli che hanno macchiato la storia dell'Inter, per il fatto di aver mandato la Primavera. Ecco, non so se sono d'accordo con questa interpretazione...

Torino, 10 giugno 1961

Juventus-Inter 9-1 (3-0)

Juventus: Mattrel; Emoli, Sarti; Boniperti, Cervato, Colombo; Mora, Charles, Nicolè, Sivori, Stacchini;
Inter: Annibale; Riefolo, Tacchini; Morosi, Masetto, Dal Maso; Manini, Mazzola, Fusari, Guglielmoni, Ghelli;
Reti: 11' Sivori, 12' Sivori, 17' Sivori, 52' aut. Riefolo, 54' Sivori, 64' Nicolè, 67' Sivori, 78' Mazzola (IN) rig., 79' Mora, 90' Sivori rig.

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Wednesday, 31 October 07, 12:03 PM

Stasera c'è sono di fronte Inter e Genoa, le mie due squadre preferite. Ossia, io sono interista, ma tifo anche Genoa dagli anni in cui andavo in Liguria in vacanza e avevo tutti amici e soprattutto amiche genoane, erano gli anni di Aguilera e Skuhravy. Ma Inter-Genoa mette di fronte due dei club più gloriosi della storia del calcio, allora per l'angolo della storia vi racconterò non di un Inter-Genoa, ma di un Ambrosiana-Genova che valse lo scudetto. E' il 15 giugno 1930, e si gioca la terz'ultima giornata del primo campionato a girone unico. L'Ambrosiana allenata da Arpàd Weisz è un po' sorprendentemente al comando con 47 punti, quattro in più del Genova che la domenica precedente ha battuto 2-0 la Juve, eliminandola dalla ricorsa ai nerazzurri.

Si gioca nel campo di via Goldoni, inaugurato nel 1913 con un'amichevole tra Inter e Lazio. Via Goldoni è a quei tempi estrema periferia Est del capoluogo, non lontano dai luoghi che hanno visto crescere il "Balilla", al secolo Giuseppe Meazza. Il ventenne figlio di una povera ortolana e orfano di guerra ha appena vent'anni, ma da due è punto fermo della squadra nerazzurra. Solo tre anni prima Poldo Conti, capitano dell'Inter, ha riso vedendo quel ragazzino tanto gracile cambiarsi nel suo stesso spogliatoio. "Adesso facciamo giocare anche i Balilla?" ha detto ironico. A breve dovrà ricredersi, e infatti in quel 1929-30 Meazza, prima dello scontro diretto coi rossoblu di Garbutt, ha già realizzato 28 reti in 31 partite.

Meazza è avviato ormai a diventare uno dei più grandi campioni di tutti i tempi, ma quel 15 giugno c'è ancora il Genova da battere per conquistare il terzo scudetto tra Inter e Ambrosiana, a dieci anni dall'ultimo squillo di tromba. Non è un impresa facile sulla carta, ma se l'Ambrosiana vince lo scudetto è suo, se pareggia tutto è rinviato allo scontro con la Juventus della domenica dopo, sempre a Milano. Se l'Ambrosiana perde... beh, i ragazzi di Weisz non ci vogliono nemmeno pensare, visto che fisicamente non ne hanno più, ma è certo che il campionato si aprirebbe in modo abbastanza inaspettato.

Manca poco all'inizio della partita, ma all'appello non c'è uno dei protagonisti, il terzino ambrosianista Gigi Allemandi (quello dello scandalo dello scudetto revocato al Torino nel '27). Allemandi si sta avviando al campo di gioco, è in ritardo, perde l’autobus e deve prendere un’automobile a noleggio. In piazza San Babila ha un incidente, discute con l’avversario e ci fa a pugni, gli spacca la faccia e viene portato in questura. Gli prendono le impronte, per lui si prospetta una notte in galera ma riesce a spiegarsi, qualcuno lo riconosce e viene lasciato andare con tante scuse.

Quando Allemandi arriva al "Virgilio Fossati", nessuno guarda la partita tra le riserve perché nei cieli sopra via Goldoni c'è un'esibizione di aerei partiti dal campo volo di Cinisello. Le tribune sono di legno e non sono granché sicure e così, quando tutti si ammassano avanti per vedere gli aerei, quella dei popolari crolla in un fragoroso boato. Ci sono numerosi feriti (a seconda delle fonti, dai 100 ai 180), i giocatori nerazzurri benché scossi si adoperano per prestare i primi soccorsi. Garbutt invece furbescamente tiene il Genova tutto dentro gli spogliatoi per non impressionarlo. Si gioca, non si gioca? Tutti guardano l'arbitro, Albino Carraro da Padova, che per ironia della sorte diventerà 6 anni dopo, per alcune partite, allenatore proprio dell'Ambrosiana.

Carraro decide che si può giocare, come volevano i genovesi, la partita inizia con 20' di ritardo. L'Ambrosiana schiera: Degani; Gianfardoni, Allemandi; Rivolta, Viani, Castellazzi; Visentin, Serantoni, Meazza, Blasevich, Conti. Risponde il Genova con: Bacigalupo; Lombardo, Spigno; Parodi, Albertoni, Gilardoni; Puerari, Bodini I, Banchero I, Casanova, Levratto. E' quest'ultimo a sbloccare il risultato dopo 4' con un sinistro poderoso che batte Degani. Bodini raddoppia e l'Ambrosiana sembra ko, ma è proprio Meazza, il più giovane, a prenderla per mano. Accorcia al 22', poi in due minuti si è già sul 2-3: segnano nuovamente Levratto e Meazza.

Nella ripresa il “Balilla” si scatena, e i milanesi sono fortunati perché si fa male Manlio Bacigalupo, che resta in campo per onor di firma. Allemandi (ancora nevoso per il movimentato prepartita) si fa cacciare ma nel frattempo Meazza ha pareggiato. La superiorità numerica permette al Genova di attaccare, e a due dalla fine il Grifone conquista un rigore per fallo su Levratto. Lo “sfondareti” non se la sente di tirare, forse intimorito dalla folla dietro la porta, non proprio ben disposta nei confronti dei genovesi, tocca a Banchero che la manda fuori pur avendo spiazzato Salterello Degani. Finisce 3-3 e dieci contro dieci (espulso anche Bacigalupo per un pugno a Blasevich che l’aveva caricato), tra le urla di gioia dei tifosi milanesi che restano a +4 dai rivali. La domenica successiva la vittoria sulla Juve, ormai a -5 e fuori dai giochi per lo scudetto, dà il terzo tricolore all'Ambrosiana.

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Sunday, 30 September 07, 06:30 AM

La voglio mettere sullo scontro tra allenatori. Tra il mago di Certaldo che gioca meglio di tutti al rosicone viziato che prende più di tutti quando ce ne sono 200 meglio di lui (Agroppi docet), lo scontro l'ha stravinto il coach di Jesi. L'unico modo per bloccare i famosi "dai e vai" della Roma è intasare gli spazi a centrocampo. Ed eccoti Mancini con un 4-5-1 inedito e, come ha scritto Franco Rossi, con un centrocampo (Dacourt, Cambiasso, Figo, Stankovic e Cesar) costato in totale 5 milioni, quelli per Stankovic.

Devo dire che la mossa di Mancini ha sorpreso anche noi interisti allo stadio, ma nessuno l'ha definita insensata. Pare addirittura che un commentatore Mediaset abbia detto che l'Inter a una punta fosse rinunciataria e ne sia uscita ridimensionata dopo la partita di Roma. Non l'ho sentito in prima persona e non so se sia vero, in tal caso propongo un TSO per il commentatore.

L'inizio è stato della Roma con doppia parata di JC su Totti e Mancini, ma fino all'episodio chiave del rigore con espulsione l'Inter stava salendo. Cambiasso è in crescita, Figo sempre determinante anche per la fase difensiva, Cesar in grande spolvero e il solo Stankovic in difficoltà, e va bene la tallonite ma necessiterebbe di più riposo. Bene invece Dacourt, nonostante Rizzoli gli fischi praticamente tutto (negativo l'arbitraggio del bolognese, due rigori negati all'Inter e uno dato perché non si poteva farne a meno).

L'Inter non ha affondato subito dopo il vantaggio, e a tutti è parso un errore. L'inizio del secondo tempo, con il doppio infortunio Ibra-Dacourt e il gol subito per lo scellerato errore di Maxwell ci poteva abbattere, ma non c'è stato tempo: dopo il pareggio di Perrotta, un palo di Cruz, il gol di Crespo, un netto rigore su Figo non dato, e i gol di Cruz e Cordoba. In meno di un quarto d'ora un ciclone si è abbattuto su Spalletti, che ha cambiato assetto (Cicinho e Vucinic per Panucci e Mancini) solo sull'1-4: l'avesse fatto Mancini, oggi direbbero tutti che Mourinho sta sull'aereo per Milano.

Insomma, non esaltiamoci troppo anche se la festa, in campo e sugli spalti, è stata bella e si spera che anche quest'anno la vittoria all'Olimpico sia l'avvio di una stagione vincente, almeno in campionato. Nota stonata il comportamento dei tifosi romanisti, con due tifosi nerazzurri accoltellati fuori dallo stadio e uno steward colpito da un petardo dopo il primo gol dell'Inter. Se ci fosse un minimo di uniformità, dopo il San Paolo anche l'Olimpico dovrebbe essere squalificato.

Nella foto: un pericoloso ultrà nerazzurro nel settore ospiti dell'Olimpico. Pare che nel famoso 5 maggio di cinque anni fa abbia scatenato incidenti sul seggiolone, rifiutando la pappa.

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Monday, 24 September 07, 03:21 AM

...dove una neopromossa è al quinto posto ma è da scudetto perché ha pareggiato in casa della capolista all'87'. Bella partita, giocata discretamente, ma basta? Avesse vinto 3 o 4 a 1 la Roma, nulla da dire. Volendo, l'anno scorso lo scudetto l'avrebbe meritato anche l'Udinese, unica squadra non battuta dall'Inter dei record.

E' uno strano campionato quello in cui i campioni in carica sono al secondo posto ma sono in crisi nera, con l'allenatore sull'orlo dell'esonero (pare che Mourinho sia stato mandato via dal Chelsea apposta per farlo venire all'Inter, stando ai giornalai), il presidente arrabbiato -pare abbia detto "non è ancora ora di processi", deve essere proprio arrabbiato- e i giocatori scarsi. L'Inter ha giocato non benissimo ma nemmeno malissimo, certo l'avversario non era dei migliori, ha preso sberle da tutti, ma se la Juve è al 95%, la Roma al 90%, l'Inter tra assenze e stato di forma sarà sì e no al 50%. Forse esagero pure. Ma la stampa fa già i processi.

E' uno strano campionato quello in cui ci sono notizie che i media tengono nascosti. Il terzo pareggio consecutivo del Milan, al contrario di quello dell'Inter, non suscita polemiche e non mette in crisi la panchina di Ancelotti, a differenza di quella di Mancini. Il dominio del Parma nel secondo tempo è stato indiscusso, ma niente, tutti zitti con qualche lodevole eccezione. Ieri sera a Controcampo si discuteva sulla domanda "Se il Milan vincesse solo Supercoppa Europea e Mondiale per Club, sarebbe una stagione positiva?". Difficile la scelta tra il no di Giovanni Galli basato su considerazioni tecniche e il sì dello stesso Franco Rossi basato invece sull'immagine del club nel mondo, per me hanno entrambi ragione. Ma come non essere d'accordo con la provocazione dello stranamente lucido Maurizio Mosca, che si chiedeva come mai il Milan non dimezzasse i prezzi degli abbonamenti della Serie A, visto come la snobbano?

C'è silenzio sul secondo posto della Fiorentina e, soprattutto, dell'Atalanta. Sono tutti intenti a glorificare la neopromossa, immagino che se i viola battessero la Roma mercoledì, si candiderebbero direttamente per il Treble: Scudetto, Coppa UEFA e Coppa Italia. L'Atalanta ha sconfitto la Lazio e finora si è mantenuta in perfetta media inglese, ed è seconda coi toscani e con l'Inter. Via Colantuono è arrivato Delneri che è un ottimo allenatore per la dimensione provinciale dei bergamaschi. Vedremo se, ancora una volta, le considerazioni dei media saranno ribaltate in pochi giorni.

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Monday, 09 July 07, 09:08 AM

Sabato scorso, intervistato da "Tuttosport", il presidente della Juventus, Giovanni Cobolli Gigli, ha dichiarato:

"Sarebbe importante battere i nerazzurri. Moratti? Nessun problema, ma il giorno della partita stia alla larga da me". Mercato con l'Inter? "Mai più fino al nostro scudetto".

Bene, siamo in Italia e non in Spagna, dove il presidente della squadra ospite siede sempre a fianco di quello della società ospitante. Qualche interista potrebbe pensare a una frase di scortesia, o a una dichiarazione rilasciata per compiacere il popolo bianconero. Cobolli è stato a lungo sotto tiro.

In realtà, non c'è nessuna scortesia, nessuna captatio benevolentiae, ma una semplice misura cautelativa.

Eh sì, il problema è uno solo: Cobolli vuole stare alla larga da Moratti in Inter-Juve perché teme che, in caso di gol dei nerazzurri, Gigli si precipiti ad abbracciare il presidente interista.

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Posted by Gabriele | Comments (0)

Tuesday, 03 July 07, 09:15 AM

Come già scritto, i media esagereranno, ma comunque vada la Roma ha già vinto. Scatenare un'asta su di un giocatore in scadenza di contratto, molto bravo ma che nei quattro anni giallorossi ha giocato poco più di 21 partite di media a stagione, è davvero un'operazione condotta alla perfezione. Se le cifre sono vere, se siamo arrivati a 18-20 milioni di Euro, allora la dirigenza giallorossa ha fatto un autentico capolavoro.

Oggi era il turno del Real, con Mijatovic (sempre sia lodato per il gol in finale di Champions) che ha lasciato l'appuntamento dicendo che Inter e Barça sono ancora in corsa. I blaugrana però sembrano un po' defilati, in questi giorni. Moratti invece, uscito dagli uffici di via Durini col solito codazzo di giornalisti in attesa dell'osso come cagnolini, ha deto scocciato che non partecipa a nessuna asta. 14 milioni è l'offerta interista, stop, fin troppo per Moratti. E Pradè, fregandosi le mani, ha ben donde a dichiarare "Il Real offre 18 milioni di euro a noi e 5 milioni all'anno per cinque stagioni al giocatore. Se questa offerta venisse formalizzata ufficialmente, noi saremmo contenti di cedere Chivu al Real Madrid". L'unico problema è che il Real non l'ha ancora formalizzata.

Tutto il can can giornaliero su Chivu ha risvegliato, sopito ma mai del tutto svanito, il "pessimismo cosmico" degli interisti. Dimenticando di avere appena vinto il campionato con 97 punti, una buona parte della tifoseria rimpiange gli anni in cui l'Inter era l'indiscussa regina del mercato senza poi vincere nulla (campioni a luglio, mai a maggio). Ecco, oggi in giro per la rete si legge di tutto: chi vorrebbe che Moratti licenziasse Branca per aver lasciato andare Pizarro senza avere in cambio Chivu, come se il presidente non avesse dato il suo ok, che il cileno sia stato addirittura regalato alla Roma (6 milioni per la metà sono mica bruscolini, ok lo sconto e ok il pagamento in tre anni, ma il prezzo è giusto), che bisognava in pratica tirare il collo ai romanisti a cui il Pek serviva più che a noi.

Beh, mai che a questi pessimisti venga il dubbio che il valore di Pizarro, inserito nella trattativa Chivu, sarebbe stato inferiore. O che la scelta di separare le due trattative sia, appunto, una scelta consapevole dei dirigenti dell'Inter e non l'ingenuità colossale che ci vogliono far credere. O anche una scelta della Roma, e a quel punto sarebbe davvero servito fare i duri sul centrocampista cileno? E poi, se gli interisti si lamentano, che cosa dovrebbero dire i milanisti della loro squadra ancora al palo? Della vicenda Kakà che tarda a scemare, coi giornalisti di regime che mettono le mani avanti cercando di dare la colpa al giocatore, con un pezzo (poi modificato) del TGCom a firma di Alberto Catalano che stamattina si chiudeva con la frase "un mondiale per club varrà più dei soldi di Calderon?". Ecco, vediamo di non lamentarci, non avere troppe pretese e fidarci della società.

 

 

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