Tuesday, 10 June 08, 03:24 AM · Comments(0)
A volte veramente non riesco a capire gli italiani. E va bene che le cose nel Paese non vanno benissimo al punto da esserci rimasto solo il calcio a tirarci su, e in tempi di padanie e federalismi fiscali è anche rimasto l'unico momento in cui non ci si deve vergognare di esporre un tricolore. Detto questo, ci sono rimaste due partite e con due vittorie si va avanti, capisco le critiche ma non il catastrofismo. Capisco che a Tuttosport rivogliano il loro adorato Marcello Lippi, l'uomo che il loro odiato Guidorossi (tutto attaccato) confermò contro tutto e contro tutti alla guida della nazionale pre-Germania 2006, ma purtroppo (anche se tutto vorrei, tranne il ritorno del viareggino) c'è Donadoni, che ieri sera non ne ha azzeccata una.
Il centrocampo della squadra quinta in classifica, il carrello dei bolliti in difesa, la fantasia non al potere ma in panchina e un Luca Toni che Franco Rossi ha definito (e non riesco a trovare una definizione migliore della sua) pachidermico. Se, e sottolineo venti volte se, Donadoni saprà fare tesoro degli errori, mettendo in campo i giocatori più in forma e non in base alle squadre, sarà meglio. Non sto accusando Donadoni di essere filo-milanista, ci mancherebbe, ma se sei il CT della nazionale e ti porti due blicchi a centrocampo come quello del Milan e quello della Roma, nessuno ti vieta di mescolarli, sono tutti italiani i giocatori che hai, non è detto che Pirlo e De Rossi non possano giocare insieme. Venerdì siamo già al dentro o fuori, e potrebbe non essere un male. Storicamente (e stranamente) abbiamo sempre fatto meglio ai mondiali che all'Euro, vedremo se il trend è confermato.
Sono qui a Vienna in partenza per Salisburgo, dove assisterò a Svezia-Grecia, i campioni in carica contro Ibracadabra, e devo dire che qui c'è una tale atmosfera di festa che non si riesce a capire le proporzioni del tonfo azzurro di ieri sera. Poi sono interista, e mi si chiede di tifare per una squadre e per dei giocatori che durante la stagione non fanno altro che sparare vagonate di... melma sulla mia squadra. Conosco molti miei colleghi di tifo che oggi esultano, chi sostiene "capisco perché vinciamo, non abbiamo italiani", e chi come me guarda le partite dell'Italia con un tifo che si potrebbe avere se non si fosse appassionati di calcio: non dico con distacco, ma senza prendersela per una sconfitta. Non piango per gli errori di Buffon (anche sul primo gol) e di Panucci (che voleva fare il furbo a terra, fuori campo), per l'inesorabile declino di Materazzi (e qui mi preoccupo, se Mourinho vuole la rosa ristretta e pensa che questo bisonte imbrocchito possa essere uno dei perni della difesa, quando ha la mobilità di un giocatore del "calcio a molle", vero mito per chi ha quasi 40 anni come me), per l'inconsistenza di Di Natale. Non ne faccio un dramma. Non ho giocatori da volere in campo a tutti i costi perché sono del mio club, non ho ex selezionatori da rimpiangere dopo la prima sconfitta. Lasciatemi vedere la nazionale con gli occhi da interista. E' un po' sopravvalutata da un giornalismo provinciale, che magari non conosce Orlando Engelaar perché gioca nel Twente e pensa ancora che la Juve non abbia vinto due scudetti solo per colpa di van der Sar, ieri bravissimo, ma non è detto che non possa farcela. Perché dall'altra parte ci sono Nostradamus Domenech e Dracula Piturca che, quanto a scelte cervellotiche, non sono secondi a nessuno.